Pietre

Ebbene sì, spero gioirete del fatto che in questo periodo ci saranno più recensioni e attività collaterali dal momento che sono in isolamento! Non preoccupatevi, sto abbastanza bene e credo proprio ne approfitterò per recuperare tutte le pagine non lette.

A partire da questo ennesimo gioiellino targato Catartica Edizioni, con cui ho avuto la fortuna di iniziare una collaborazione l’anno scorso e grazie alla quale sto leggendo molti romanzi contemporanei dal gusto e dall’aspetto, mai scontati e decisamente underground. Questa volta andiamo in un posto che conosco molto bene, ovvero la provincia. Immagino che non tutti voi leggiate da grandi città, piuttosto da cittadine o paesini e credo proprio che alcuni come me sappiano cosa voglia dire strade vuote e grigie senza nemmeno un camion per le merci, personaggi dalle storie curiose ai limiti del grottesco, torpore e silenzio eppure una tranquillità pacifica e consolatoria. Nulla sembra accadere in provincia, poi venne Pupi Avati e ci distrusse tutti, noi che ascoltavamo gli 883 che cantavano le estati in cui non c’era nulla da fare.

A parte questa piccola digressione, da cremonese che come si conviene non è in grado di terminare una frase di un testo orale, Pietre di Vincenzo Elviretti è una raccolta di racconti sulla provincia e su quello che spesso riempie le giornate di chi ci vive.

Droga, soprattutto, come nel bellissimo racconto con protagonista il trentunenne Billo, alcool preso in discoteca e la presenza dell’oratorio, coacervo di valori importanti e rifugio importante in molte zone, ma anche nido di rapaci che con la fede religiosa poco hanno a che fare.

Eppure, come sostengono il pittore viaggiatore Ninni e lo stesso autore, la provincia è come la foresta che richiama Buck il cane di Jack London, uno che sapeva raccontare bene la città e la società americane, come un legame un po’ psicotico che non riusciamo a spezzare. Ormai in provincia si trova tutto quel che serve, senza il caos e la disumanizzazione della metropoli, senza la solitudine di uno dei tanti borghi che puntellano l’Italia, anzi è una bolla di vetro dove tutto è chiaro, tutti si conoscono e tutto va come deve andare, con una chiarezza sicura e serena.

L’autore scrive in uno stile contemporaneo senza particolari punte di turpiloquio o forme di oralità trasmesse al linguaggio scritto, destreggiandosi tra flusso di coscienza e pura narrazione che è forse la più difficile da sostenere, a causa del rischio di annoiare il lettore. Bravo, bravo, il nostro Vincenzo Elviretti e speriamo tanto che continui a scrivere altro, anche senza un nesso autobiografico. Mi piacerebbe anzi che si mettesse in gioco con un romanzo di genere, chissà cosa uscirebbe da quella penna!

Saluti dall’isolamento (sigh),

Betta La Talpa

P.S. Potete trovare Pietre su LaFeltrinelli e IBS.

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