È un periodo difficile per tutti e nessuno si sarebbe mai immaginato che sarebbe accaduto a noi, in un paese che non ama allarmismi, emergenze e problemi di sorta, soprattutto internazionali. E ora ci ritroviamo isolati e confusi, mentre ogni giorno si fa uguale al prossimo e ogni notizia sembra essere peggiore dell’altra. Abbiamo paura o ce ne freghiamo, il pericolo sembra essere ovunque oppure da nessuna parte, anche con queste splendide giornate di sole che ci annunciano la primavera.

Ma andrà tutto bene, così dicono tutti, vi dico io e ve lo dice Paolo Sartori, il protagonista di Lo spazio tra le cose, l’ultimo romanzo scritto da Antonio Benforte per Scrittura&Scritture. È una magia suggestiva quando accade di leggere il libro perfetto per il momento: questo romanzo pare cucito su chi, come me, ha dubbi sul futuro professionale/personale, ha difficoltà con l’amore (a causa di Covid, non vedo il mio compagno da un mese) e tende a obbedire, a lasciare che siano gli altri a decidere. Questo libro è dedicato a noi, che nella solitudine delle nostre camere siamo Maradona, Robert Capa, Caravaggio, Leonardo Da Vinci, Philip Roth e altri geni, ma oltre quelle mura protettive veniamo schiacciati da chi è più bravo a mostrare anche il minor talento che ha, a chi si presenta meglio, a chi vende di più, a chi urla più forte perché lo si ascolti meglio. Paolo parla a noi e, in un momento come questo, l’ho trovato molto consolante.

Paolo e sua moglie Marta stanno traslocando dopo la nascita del loro bambino, Niccolò, tanto desiderato e ora finalmente con loro, ma ogni granello di polvere sembra essere un buon motivo per litigare, per non rivolgersi la parola, per punzecchiarsi. Paolo passa le giornate a preparare gli scatoloni e a (ri)scoprire gli oggetti di una vita, divisi tra semplici cose e cose-ricordi (a noi giudicare lo spazio tra di loro), fino al giradischi, il silenzioso co-protagonista. La sua passione per la musica, per quella vera e forte che parla dopo tante generazioni, ci aiuta a immedesimarci nelle sue sensazioni e facendo raffiorare emozioni a nostra volta: Nick Cave, Leonhard Coen, i Nirvana, David Bowie e infine i Verve, con la struggente e bellissima Bittersweet Symphony, un po’ come l’enciclopedia pop-rock in Alta Fedeltà di Nick Horby, ci confermano che tutto andrà bene anche quando sembra andare malissimo.

Con la sua prosa piana e leggera, nei dialoghi non sempre verosimile ma che vorrei interpretare come le parole che Paolo vuole sentirsi dire e noi con lui, Antonio Benforte ci racconta una storia semplice che potrebbe accadere o essere accaduta a noi, rendendoci partecipi delle insicurezze di Paolo, della naturale crisi con Marta e di come tutto questo possa essere superato con l’impegno, con la fiducia nei sentimenti e nelle idee… e con la canzone giusta.

Vedrete, andrà tutto bene.

Un abbraccio,

Betta La Talpa

P.S. Potete trovare il romanzo qui (qui in versione ebook, ideale per la quarantena).

P.P.S Aneddoto personale: intorno ai vent’anni, una mattina, uscii dalla parrucchiera mediamente soddisfatta (cosa abbastanza rara, fino a che due anni fa trovai per grazia divina colei che mi salva dalla Foresta Oscura che ho sulla testa) e al mio ritorno a casa la mia gemella esordì: “Ah, come stai bene! Sembri il cantante dei Verve!”

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