La collina dei conigli

Capita molto spesso che alcuni romanzi vengano superficialmente considerati per un pubblico giovane, se non infantile, per il semplice motivo che i protagonisti sono animali o personaggio non adulti. È il caso de Il Signore delle Mosche di William Golding, in cui un gruppo di collegiali naufragano in un’isola sperduta e sono costretti a sopravvivere in attesa di soccorsi: peccato che questo comporti scene di soprusi, violenza, rituali sanguinari, un accenno di abuso sessuale e crisi mistiche. Oppure, la trilogia di Philip Pullman, Queste Oscure Materie, in cui dubito altamente che un lettore medio di dodici anni riesca a capire il concetto di antimateria, esperimenti di fisica quantistica e teologia. Per non parlare della coppia di Jack London, Zanna Bianca e Il richiamo della foresta: più leggibili di altri, ma senza dubbio per stomaci forti e conoscenze pregresse sulla Corsa all’oro e sullo stile di vita del Klondike alla fine dell’Ottocento. Rientra in questo caso un classico della letteratura che, per fortuna, è riuscito a scrollarsi di dosso l’etichetta di romanzo per ragazzi e che, anzi, è oggi noto proprio per la diversità che rappresenta e per l’altissima qualità sia del contenuto sia della forma. Oggi parliamo infatti di La collina dei conigli (Watership Down), scritto dall’inglese Richard Adams (il simpatico signore qui sopra) nel 1972.

Nel caso in cui non abbiate letto il libro, cosa che consiglio caldamente di fare il secondo dopo aver pensato “Quanto mi piacerebbe avere un animale in casa… il cane è troppo impegnativo, al gatto sono allergico, perché non un roditore? Un coniglio o un cincilla?”, potete recuperare grazie al cartone animato del 1978 diretto da Martin Rosen, ormai famoso per la violenza che lo portò alla censura in diversi paesi (ma anche al 47° posto fra i più grandi film inglesi della storia) e per il singolo Bright Eyes della colonna sonora firmato da Art Garfunkel. Se ciò fosse impossibile, su Netflix da dicembre 2018 è disponibile la miniserie in CGI in quattro episodi, tragica al punto giusto e più attenta agli elementi politici e religiosi del romanzo.

Ma che romanzo è? Se cercate in rete, viene definito a volte fantasy, a volte fantascienza, persino orrore! Nulla di tutto questo. Nei fatti, può essere definito un romanzo epico che sfrutta l’elemento fantasy di rendere protagonisti dei conigli. In poche parole, Tolkien incontra Orwell che incontra Virgilio. È l’Eneide di un gruppo di conigli di Sandleford che trovano la loro nuova casa sul Colle Watership, nello Hampshire.

Infatti, in questo romanzo c’è un intero universo che si può scoprire pagina dopo pagina. C’è l’epica di Tolkien con tutta la sua passione per la glottologia e il folklore: i conigli parlano il lapino, hanno un’organizzazione gerarchica (un Coniglio Capo con il suo consiglio, l’Ausla), dei ruoli predefiniti (il cantastorie, l’indovino, il guerriero), si raccontano le vicende del dio Frits e dell’eroe El-harairà, furbo al pari del nostro Odisseo; lo stile di Adams, inoltre, risente proprio del genere ma senza essere stucchevole, forse anche per il periodo in cui è stato scritto. C’è poi la denuncia e la politica di Orwell, visibile nelle critiche fortissime agli esseri umani, che cacciano con i fucili e le trappole e che distruggono l’habitat naturale per creare strade e quartieri residenziali; soprattutto, il carattere orwelliano dell’opera è visibile nelle due conigliere in cui i nostri vengono ospitati. La prima, quella di Primula Gialla, dove l’uomo ha assuefatto i conigli alla propria presenza, facendo loro perdere molto della natura animale; la seconda, governata dal Generale Vulneraria, ha un’organizzazione totalitaria, non naturale negli animali, ma presente negli uomini. Infine, c’è il poema di Virgilio nel desiderio di trovare una nuova casa, lontano dalla propria, distrutta da nemici ingiusti, attraverso avventure e pericoli che, per dei piccoli roditori indifesi, si fa ancora più grande che per Enea.

La prima conigliera è la rappresentazione più inquietante dei danni causati dall’uomo all’ambiente ed è uno degli elementi che più mi ha impressionato: i conigli di cui fanno parte Ribes e Primula Gialla sono apatici ed enormi. Si sono abituati all’uomo, che fornisce regolarmente cibo in cambio di un coniglio ogni tanto. Questo ha portato all’assenza di un Coniglio Capo, a tane inspiegabilmente vuote, alla mancata tradizione del racconto con la mitologia di El-harairà, anzi a forme artistiche meno utili e meno naturali come il disegno rupestre e la poesia musicata. Inoltre, questi strani conigli hanno imparato a ridere, a imitare i suoni degli altri animali, a cantare. La conigliera del Generale Vulneraria, la temibile Efrafa, è invece una declinazione militaresca di un’organizzazione animale come, appunto, un gruppo di conigli: ogni coniglio ha un grado militare, deve essere marchiato per avere uno specifico spazio di ristoro e le femmine hanno il ruolo di schiave sessuali, coro greco, prigioniere. Nulla di naturale in tutto questo, ma quando i vizi umani contaminano il mondo animale, è ancora peggio e ancora più pericoloso.

Non mancano personaggi che è impossibile dimenticare. Il mio preferito è Quintilio, Hrairù, il giovane fratello del protagonista Moscardo e indovino al pari di Simon ne Il Signore delle Mosche. Grazie a sogni e terribili visioni, infatti, anticipa la distruzione della conigliera di Sandleford, scopre il disturbante segreto della conigliera di Primula Gialla (una delle scene più spaventose di sempre, ve l’assicuro) e capisce come fuggire dalla Fattoria del Noceto per liberare le coniglie in cattività. Al secondo posto, il battagliero Sglaili, detto Parruccone, un guerriero che è anche dotato di grande animo.

Ci vediamo a ni-Frits,

Betta La Talpa

P.S. Trovate il libro pubblicato dalla BUR su IBS e FeltrinelliStore

PRODUZIONE RISERVATA

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