Italia Luna

Premetto che le prossime recensione, per mia grande fortuna e gioia, saranno dedicate a opere di fantascienza…urrà!

Sperando di rinfrescare questa torrida estate, colpita negli ultimi giorni da tremende bufere e tempeste che fino a qualche tempo fa avremmo visto solo al TG in diretta dalla Louisiana, oggi andiamo sulla Luna.

Per questo, la colonna sonora ideale è sicuramente Vengo dalla Luna di Caparezza: ascoltate il testo, mi raccomando.

Italia Luna di Stefano Zampieri per Delos Dystopica è un racconto fantascientifico che, come è tipico del genere, ci mostra molto di noi e del modo in cui viviamo.

La Terra sta diventando invivibile e per questo alcune persone sono state selezionate per colonizzare la Luna, ovvero renderla abitabile attraverso un processo, che più chiaro non si può, di terraformazione. Scienziati di ogni tipo e manovalanza si sono lasciati il caos terrestre alle spalle per creare un Nuovo Mondo… ma ci ricordiamo come è andata l’ultima volta? Teniamo ben presente questo fatto.

Il protagonista, Max, a suo stesso dire un mezzo spiantato ma ambizioso, risulta un narratore con determinate idee e una limitazione di vedute che egli stesso conferma di avere. I coloni terrestri stanno trasformando l’atmosfera lunare per renderla abitabile dalla propria gente, finché Max non trova i monumenti italiani in uno spazio non lontano dalla base. Sì, immaginate la Torre di Pisa, la Mole Antonelliana e la Reggia di Caserta in un cratere lunare: meglio sulla Luna, piuttosto di essere distrutte sulla Terra?

Qua si apre una piccola digressione che coinvolge anche vari musei. È giusto spostare un reperto dal suo luogo di origine per conservarlo? Il Museo Egizio di Torino si è fatto questa domanda in nome della tradizione archeologica italiana, ma lo stesso credo dovrebbe farsela anche il British Museum o altri musei che conservano al proprio interno manufatti di epoca coloniale. Spostare un’opera ne cambia il significato?

Max è ammaliato da cotanta bellezza a tal punto da riuscire a farsi nominare custode di Italia Luna, questo quartiere lunare dove è custodito il celebre patrimonio artistico italiano, noto in tutto il mondo. Finché non arrivano quelli che lui chiama profughi e stranieri, migranti disperati che scappano dalle piogge acide, dalle nubi tossiche e dall’improvvisa aggressività degli animali. Innanzi tutto, mi ha stupita che fino all’ultimo, l’uomo non si considera colpevole della devastazione della Terra e anzi, è la Terra contro l’umanità. Non si dà mai la responsabilità all’essere umano fino a quando i nuovi migranti arrivano in territorio lunare e tutti si comportano esattamente come si comportavano in territorio terrestre: certo, perché anche Seneca a suo tempo lo sosteneva e ora lo rivisitiamo, puoi cambiar pianeta, ma non te stesso.

L’iniziale diffidenza di Max verso i migranti mi ha lasciato perplessa, perché tutti quanti, lui compreso, in quanto terrestri, sono tecnicamente migranti. Stranieri e profughi non vanno considerati insulti o aggettivi dal significato negativo, ma penso sia necessario sottolineare che tutti i personaggi che appaiono nel libro sono migranti, stranieri e profughi dalla Terra. Ovviamente, questo pensiero è legato anche al fatto che vede Italia Luna come una diretta filiale dell’Italia terrestre e non gli va giù che vi siano persone afrodiscendenti, russofone, sinodiscendenti eccetera proprio perché è ancora troppo legato al sistema di pensiero terrestre. Ma come scriveva Tahar Ben Jelloun: siamo tutti gli stranieri di qualcun altro.

Alla paura per i nuovi arrivati si aggiunge la criminalità di persone che non vedono nessuna soluzione alla propria esistenza né accettazione e se la legge non è dalla loro parte, per sopravvivenza la si circuisce: ma su un’altro pianeta, senza nessun tipo di ordine sociale, esiste una legge?

Soltanto quando nascerà la prima bambina sulla Luna, Max capisce che non è tanto importante l’origine terrestre, quanto quella di un Nuovo Mondo che non deve essere necessariamente identico al Vecchio, anche se levare i vizi è sempre difficile, e che la diversità è ricchezza, non un problema per un mondo ormai morto. Nel Nuovo Mondo che doveva essere l’America, ecco che a una società straordinariamente multietnica corrisponde una quantità esorbitante di atti razzisti.

La lettura è estremamente scorrevole e rapida anche in virtù della brevità del testo, oltre a uno stile molto informale che riprende il pensiero di una persona come Max, non abituato a scrivere. Consiglio il racconto senza indugi, non solo per il piacere in un pomeriggio caldo come questi, ma anche per le implicazioni politiche quanto mai attuali.

A presto e buone vacanze,

Betta La Talpa

P.S. Trovate il libro su LaFeltrinelli e IBS

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