Il filo teso

La lettura di questo libro è stata per me fonte di inesauribile gioia (malgrado il romanzo sia tutto fuorché allegro, ma sono una lettrice psicotica semplice, d’altronde):

  • È il secondo libro pubblicato da Bookabook che leggo, ma il primo a recensire sul blog;
  • Seguo Cosimo Mazzini, l’autore, sui social ed è stata una vera sorpresa leggerlo;
  • È l’inizio di una nuova collaborazione, il che mi entusiasma un sacco;
  • Si basa su una struttura molto classica per il genere, ovvero quella della casa nuova e della famiglia, che sta perdendo di originalità ma che io continuo ad amare molto per la sua profonda sintonia con l’animo umano.

Bookabook è una casa editrice basata sul crowdpublishing, cioè sul sistema del crowdfunding applicato in editoria, è la prima realtà a farlo per cui chapeau. Con questa meraviglia dei tempi moderni hanno debuttato Pecuniami, Chiara Piovani (con cui ho condiviso una presentazione, una persona adorabile), Elisabetta Barberio (il libro uscirà ad aprile e io ero fra i lettori in pre-order…una bomba!) e Mariana Marenghi per fare alcuni nomi. E ora, anche il nostro Cosimo Mazzini.

Ringrazio di avermi dato l’occasione di lettura Puzzle Book con cui da oggi inizia una collaborazione speriamo duratura. Sempre che non si stanchino dei miei sermoni, certamente.

Passiamo alle cose serie, per cortesia. Questo isolamento coatto mi sta riducendo in pappa il cervello e sono più ciarliera del solito.

Dicevamo, le case come personaggio deviante. Ho già più volte fatto il nome della mia amatissima Shirley Jackson, che sul concetto di casa come rifugium peccatorum e coacervo di orrore ha costruito una carriera più che altro postuma, da brava agorafobica qual era, ma potrei anche pensare a quell’ergodico di Marcus Z. Danielewski e al suo Casa di foglie, ma anche il buon vecchio Stephen King con Shining. La casa, con la pandemia ce ne siamo accorti più che mai, è l’esternalizzazione di quel che le persone che vi abitano covano nel profondo di sé e per il genere giallo nulla è tanto spaventoso quanto la propria anima in un luogo chiuso che dovremmo conoscere alla perfezione e in cui ci dovremmo sentire perfettamente al sicuro. Si chiama, infatti, enigma a camera chiusa ed è uno degli stilemi più alti del genere nonché il più difficile perché tutta la trama deve snodarsi fra quattro mura, senza interventi esterni.

E il nostro autore non si sarà mica ca**to un po’ sotto? Macché, Mazzini ha marciato sopra tutta questa mia manfrina letteraria con un aplomb che manco il generale Radetzky a Milano e anzi, ha continuato imperterrito su questa strada, aggiungendo elementi che potremmo aver già visto nello splendido The Others di Alejandro Amenabar, a sua volta influenzato da Il giro di vite di Henry James e Ghiaccio mortale di Lisa Taylor. Ad esempio, la presenza di un passato ingombrante che due persone anziane ed esterne alla famiglia rappresentano grazie al filo che le lega con ciò che accadde in quella casa. Un filo che lega anche i nostri protagonisti, Paolo e Sara e i loro figli, i piccoli Ester e Niccolò.

Dallo smog della città si trasferiscono a Setriano, in una splendida villa in mezzo agli abeti. Ma i vicini, gli anziani Giorgio e Caterina, nascondono o meglio mentono riguardo un vecchio caso di cronaca nera: un omicidio, e le dinamiche sembrano quasi rigenerarsi in quei cicli e ricicli di cui è fatta la storia e a cui nemmeno le nostre vite sembrano non poter sfuggire. D’altra parte, la teoria della predestinazione a cui fa riferimento la metafora riuscitissima del filo teso e l’ambientazione per così dire isolata, in un piccolo borgo lontano dalla città, sono elementi molto cari al giallo e che sono una sicurezza da parecchi anni ormai.

Malgrado alcuni rallentamenti a poco prima della metà e dialoghi non sempre realistici, cioè perfettamente scritti ma che non riprendono il registro colloquiale con cui parliamo, il romanzo si legge molto volentieri con un misto di rassegnazione e ansia. Perché lettore, tu sai che qualcosa di orribile succederà e vuoi scoprirlo il prima possibile, anche se ti spaventa un po’ che possa succedere pure a te. E succede qualcosa di terribile, ma non ti dirò mai nulla: solo che alla fine del romanzo avevo parecchie palpitazioni e nei fatti, anche noi tutti siamo dei fili tesi.

Un romanzo assolutamente consigliato sia per gli amanti del genere, sia per i neofiti (tranquilli, c’è molto peggio in giro in fatto di gialli spaventosi, ma questo se la cava per niente male!) e per l’occasione, vi direi di controllare bene dove vivete.

Saluti dall’isolamento (sigh), 

Betta La Talpa

P.S.1 Vi rimando all’articolo del “Il Libraio” che parla proprio della casa come tendenza letteraria del momento.

P.S. Potete trovare Il filo teso su LaFeltrinelli e IBS.

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