La città tenace

Benarrivato, 2022!

Eccomi di ritorno poco riposata e già iperstimolata e desiderosa di combinare un sacco di guai, ma intanto fermiamoci alla prima recensione dell’anno.

Partiamo con un libro fantastico, di livello davvero alto, pubblicato da una casa editrice con cui sono entrata in contatto l’anno scorso e a cui ho iniziato a voler bene: il libro di oggi è La città tenace di Alessandro Massasso, edito da Delos Digital per la collana Dystopica.

Raramente mi capita di leggere romanzi dall’evidente ispirazione esterofila (soprattutto dal mondo anglo-americano) ma scritti con tecnica impeccabile, dal momento che il tipico errore degli autori emergenti è scegliere un’ambientazione straniera con nomi adeguati, eppure scrivendo dialoghi e descrizioni poco calati nel contesto ma comuni nella lingua italiana. Lo stile dell’autore è perfetto per la storia raccontata, con un registro medio semplice e azzeccato in ogni virgola e termine scelto, come un vero bestseller merita.

In questo caso, Alessandro Massasso sfrutta lo stereotipo del capitalismo americano, così ben denunciato già a suo tempo da Charlie Chaplin, per parlare di un problema che la pandemia ci ha costretto a fronteggiare ma di cui non abbiamo ancora trovato la soluzione (o non vogliamo?): la produttività.

Certo, in molti ci siamo resi conti che il mito dell’iperefficienza è dannoso alla salute sia nostra sia dell’ambiente, eppure resiste stoicamente. Lavorare, lavorare per lavorare e se non sei preoccupato per il lavoro o la tua performance nella vita, che deve essere canonicamente perfetta (lavoro fisso a 26 anni, figli a 30, mutuo e pensione, casa di proprietà con giardinetto e il cocker d’ordinanza, social network perfetti perché il branding serve a tutto, anche a far sgolosiare i genitori dei tuoi figli eternormativi…), che vita è? Sei inutile, la tua esistenza è sprecata, sei la delusione e lo zimbello di amici e parenti. Fortunatamente, con il lockdown è sorto uno zoccolo duro di promotori di una slow life che non significa essere irresponsabili, ma soltanto prendere la vita con maggior serenità e sì, anche un pizzico di egoismo per autotutelarsi e quindi tutelare il mondo di cui facciamo parte.

Eppure, in un futuro prossimo, Kitmell vive in un universo in cui è il grado della tua efficienza a decretare il tuo status sociale. E lui, nonostante sia di fondo un buon uomo, è ambizioso e non vuole rimanere dietro le quinte per tutta la vita: vuole il meglio per se stesso, in una delle città gestite esattamente come un’azienda, in cui tutto è capitalizzato e messo in classifica, in un’eterna competizione che non può non ricordare il sistema sociale sud-coreano che le serie tv e il cinema hanno spettacolarizzato.

L’indice è definito, tra l’altro, dall’altalenante grado di efficienza (il CFC) e questo genera ansia e curiosità, sorrette ovviamente dalla trama ricca di suspence in un universo narrativo perfettamente descritto e gestito.

Che dire, riflettere su come vogliamo organizzare le nostre vite è decisamente il miglior proposito per questo 2022, per riprenderci dai traumi e migliorare quello che in passato è stato fatto.

Un abbraccio e, mi raccomando, rilassatevi!

Betta La Talpa 

P.S. Potete trovare La città tenace su LaFeltrinelli .

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