Ombre nella pietra, di Alex Coman

Sinceramente, a me comincia a spaventare non poco il fatto che il genere più in voga sia il pessimistico distopico e che ci azzecchi pure, ma soprattutto questo: che la nostra necessità più straziante e impellente dopo il lockdown sia il rapporto con gli altri e con la natura.

Ombre nella pietra di Alex Coman, edito da Delos Digital (è la prima volta che recensisco un loro libro, malgrado li segua da parecchio, spero mi capiti anche più avanti!) fa parte di questo filone e francamente l’ho trovato meno duro e più commovente delle mie recenti letture a riguardo.

Nel mondo immaginato da Coman, ciò che circonda il Monte Alto è freddo e corrosivo a tal punto che si può avere un’autonomia di 150 ore prima che la morte sopraggiunga; per questo, gli uomini e le donne vivono nelle caverne. Ma esiste la Bolla, un luogo chiuso e protetto in cui l’aria è pulita e la natura è incontaminata come in un immaginifico Eden, a cui soltanto pochi eletti hanno accesso. Se siete come Mina e Robi, protagonisti di questa avventura, per entrare nella Bolla avete una sola possibilità: eseguire gli ordini dei padroni indossando l’ombra, creata elettronicamente da dispositivi alle caviglie e al collo, che li rende privi di contorni definiti, proprio come ombre. Non si può parlare con i padroni, possessori della cittadinanza, ma si può essere urtati dal momento che non si può essere visti. La dignità è totalmente al servizio del sogno impossibile di essere tra i fortunati che vivono nella Bolla, ma a che prezzo ci si può avvicinare?

Questo racconto lungo o romanzo breve ha diverse ramificazioni rivolte alla letteratura antica, per quanto si rappresenti come una storia fantascientifica. Quando poi dal Monte Alto si passa al Monte Olimpo, i parallelismi si sprecano. Gli esseri umani vivono nelle caverne, privati della possibilità della conoscenza dell’altrove, esattamente come il famoso mito raccontato da Platone, in cui degli esseri umani che vivano in una caverna oscura con la schiena rivolta alla bocca della stessa non possono conoscere né tantomeno sognare cosa vi sia fuori, perché non hanno idea della sua esistenza. La Bolla è un regno altro, misterioso, in cui si entra per diritto di divinità, tanto più che si trova in cima a un monte che rappresenta il mondo. A governare il tutto, un internet capillare e onnisciente, che identifica persone e luoghi con codici alfanumerici, mostro invisibile eppure nemico fondamentale contro cui scontrarsi per ottenere in cambio una vera vita.

A mio parere, emerge molto bene anche la questione del diritto alla cittadinanza, un argomento molto caro alla democrazia ateniese e poco alla diarchia spartana, che aveva altro cose a cui pensare che non alla filosofia e alla legislazione. Oggi, chi può essere cittadino? Noi diamo per scontato di essere cittadini italiani, ma basti pensare allo ius soli e ai migranti, ai profughi e ai richiedenti asilo: chi può chiedere la cittadinanza e a che prezzo, salatissimo, si può ottenere, nel caso in cui si riesca in questa titanica impresa?

Alex Coman scrive con chiarezza e semplicità, accompagnando il lettore mano nella mano senza tuttavia essere un narratore invadente, anzi lasciando che sia il lettore a incontrare Mina e Robi e il mondo in cui vivono. I personaggi sono ben caratterizzati e si scoprono pian piano, con una focalizzazione particolare sull’aspetto, forse proprio perché c’è l’ombra a celarlo. L’idea è davvero originale e raccontata senza fronzoli ma senza essere cruenta: è terribile e toccante leggere della sorte dei personaggi, ma è anche una lettura scorrevole adatta alla stagione, che vi impegnerà un pomeriggio al massimo.

Consiglio vivamente questa piccola perla fantascientifica a ogni tipo di lettore, ma sopratutto a chi abbia bisogno di un incentivo per migliorare la propria vita post-lockdown.

Un abbraccio,

Betta La Talpa

P.S. Puoi trovare Ombre nella pietra su LaFeltrinelli.

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