Negli ultimi anni, l’editoria ha visto un affermarsi sempre più forte di un genere che di certo non può essere considerato per tutti, scrittori e lettori compresi. In passato, Ken Follett e Umberto Eco ci hanno deliziato di romanzi-mondi che uniscono la Storia con la storia, alternandosi fra occhiolini agli intellettuali e la narrativa a uso e consumo di chi vuole, per scelta o per natura, essere intrattenuto e basta.

Sto parlando naturalmente del genere storico, croce e delizia per gli autori, soprattutto esordienti, che al duro lavoro di cesellatura dello stile e stesura di una trama efficace aggiungono la ricerca storica. Un duro lavoro, si sa e bisogna ricordarlo a chi desideri partire all’arrembaggio di verosimiglianza a eventi e personaggi realmente esistiti e avventure romanzesche che facciano il loro dovere dinanzi ai lettori più difficili e magari non avvezzi al genere. Un esempio nobile di questo genere, fra gli esordienti italiani, è di certo Federica Soprani di cui ho parlato qui.

Anche oggi ci buttiamo a capofitto nella Storia per incontrare un personaggio poco noto, avvolto tuttavia da un contesto pericoloso e affascinante. Benvenuti quindi ad Antonio Chirico e al suo Ramondo lo scudiero! Siamo alla fine del XIV secolo, a partire dal Regno di Napoli per poi spostarci in giro per quella che sarà l’Italia e allora era un coacervo di Stati piuttosto bellicosi, e ci immergiamo non solo in un contesto storico molto particolare, fra congiure, battaglie, scisma d’Occidente e papato avignonese (minaccia tornata in voga proprio quest’anno a causa delle affermazioni politiche di Francesco I e che vale la pena di ricordare), ma soprattutto in una vita unica e poco conosciuta: quella di Raimondello Orsini del Balzo, secondogenito di Giovanna di Sabran, membro della nobile famiglia italo-francese che partecipò alle Crociate e ai destini di Europa per le relazioni con i reali più importanti. La nostra Giovanna si sposò con Nicola Orsini, nota e nobile famiglia romana che ebbe strette, anzi strettissime relazioni con il papato.

Il nostro Raimondello fu al centro di questi eventi storici fondamentali come combattente e nobile, ma quando si è figli cadetti si deve per forza stare un passo indietro ai fratelli maggiori e bisogna, che dire, prendere le briciole che spettano alla sfortuna di essere nati dopo. Scudiero, conte, duca e condottiero, ma anche sposo di Maria d’Enghien, una delle donne più titolate che io conosca: principessa consorte di Taranto, poi in seconde nozze quindi regina consorte di Napoli,  regina titolare consorte di Gerusalemme, di Sicilia e d’Ungheria, e contessa titolare consorte di Provenza e di Forcalquier. Mica male!

Essere nobili è uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare. Raimondello dimostra sin dall’inizio di essere un po’ troppo talentuoso per essere il figlio cadetto, ma per la gloria da lui agognata può essere un buon compromesso. Il nostro, infatti, ha tutte le caratteristiche di un eroe perfetto: umile, coraggioso, dotato di tutte le virtù che un uomo del suo secolo doveva avere. Addirittura, ha pure la fortuna di essere salvato dalla carriera ecclesiastica dal fratello della nonna. Troppo perfetto, però.

Se devo infatti trovare delle pecche a questo romanzo, queste stanno nell’eccesso di spiegazioni all’interno non solo delle descrizioni, ma anche dei dialoghi. Si tratta di un errore piuttosto diffuso tra gli esordienti, per cui non ci sono mai abbastanza dettagli e questo sfocia a volte in dialoghi un tantino irreali: ad esempio, i parenti stretti di Raimondello gli ricordano tutti i titoli suoi e di altri parenti ancora, dicendo cose che lui già conosce.. ecco, questo è un errore a cui si può rimediare con la tecnica dello show don’t tell. Sono un lettore semplice, ma non sprovveduto: non raccontarmi la storia, fammela vedere!

Questo porta il romanzo a essere a volte molto didascalico e, pertanto, a rallentare la scorrevolezza della lettura. Lo stile è semplice, scegliendo un registro medio che tende a enfatizzare il tono di Raimondello, dall’infanzia all’età adulta.

Tuttavia, trattandosi di un romanzo d’esordio e autopubblicato, tali errori si possono perdonare con il sorriso. Il tentativo è comunque apprezzato e scrivere romanzi storici non è facile, anche quando, come in questo caso, si inventa molto pur mantenendo la storia e il suo contesto realistici. Sono sicura che, la prossima volta, il nostro autore si supererà e spero di incontrare un altro personaggio davvero esistito per tornare nella Storia.

Buona lettura!

Betta La Talpa

P.S. Trovate il libro qui e qui.

P.P.S. L’articolo è stato modificato tenendo conto delle parole dell’autore.

Ti piace quello che leggi? Sostienimi su PatreonKo-fi o Tipeee!

RIPRODUZIONE RISERVATA