Il sorriso del lupo

Ricordate Il granello di sabbia e le mie grida euforiche? Se non vi ricordate, trovate qui la recensione a quel piccolo gioiello che avevo consigliato al mondo intero.

L’autore Pietro Bertino ha colpito ancora e ha reso noto che si tratta di una trilogia, a partire proprio da quel romanzo folgorante di distopia contemporanea. Il sorriso del lupo è infatti il secondo volume che prende avvio molto dopo la fine de Il granello di sabbia. Insegnante che combatte contro la criminalità organizzata, Bertino anche questa volta non lesina riflessioni sull’attualità in modo così sottile eppure spietato da essere subliminale.

La lotta di Marco contro i Signori della rete ora è ricaduta sulle spalle del figlio Ismaele, che pur giovanissimo si ritrova a combattere contro il governo dei Giudici e la situazione mondiale, fra una pandemia e una crisi ecologica senza precedenti. E ancora una volta, Bertino ci riporta, nella maniera che abbiamo imparato a conoscere, a fare parallelismi: come non pensare a Conte, a Draghi e alle lotte per le investiture che abbiamo visto durante il corso di questi due anni, ai populismi da baraccone all’elitarismo di chi non conosce la sensazione di non avere uno stipendio fisso o di non poter lavorare, da negazionisti a complottisti, da DPCM senza buon senso a isteria collettiva e chi non vedeva l’ora di diventare un prepper.

Lo stile, questa volta, forse proprio in virtù del cambiamento di punto di vista, è semplice e calato nella voce del narratore, un ragazzo ed è più adatto alla narrativa per ragazzi che non per adulti come il romanzo precedente, il cui narratore e punto di vista principale era un uomo adulto che ricordava la vita passata e lavorava con le case chiuse. A mio parere, questo può essere un valore aggiunto: la trilogia si presta a un pubblico più ampio e così nasce la curiosità di chi sarà il protagonista del terzo e ultimo volume. Ne consegue che le riflessioni hanno la chiarezza e talvolta la splendida ingenuità tipiche dell’infanzia e dell’adolescenza e il lettore ha l’occasione di mettersi nei panni della nuova generazione che si ritroverà a ricostruire le macerie del nostro mondo. La lettura, per inciso, scorre leggera eppure con l’inquietudine di star leggendo qualcosa di terribilmente vero con il tono di una fiaba, come un mix tra Il viaggio di Halla di Naomi Mitchison e La strada di Cormac McCarthy.

Vorrei infine porre l’attenzione su due elementi. In primo luogo, la scelta del nome del protagonista. Spero che non solo a me sia balzato alla memoria il protagonista di Moby Dick, un intellettuale bohémienne catapultato su una baleniera nello scontro tra la natura e l’uomo, rappresentati rispettivamente da Moby Dick e il folle Achab. Non sarebbe quindi un caso tale scelta, perché anche il nostro giovane Ismaele si trova in un ambiente non suo che soffre a causa dell’uomo: Achab ha ucciso Moby Dick, ma la balena lo porterà con sé negli abissi. Non è una minaccia di morte da parte della natura, questa?

Inoltre Ismaele, secondo Islam e Cristianesimo, è il figlio che il patriarca Abramo ebbe dalla schiava egizia Agar e che per gelosia della prima moglie di lui, Sara, venne cacciato nel deserto. Un figlio ripudiato ed esule in un mondo inospitale, anche questo mi sembra calzante.

In secondo luogo, il titolo spiega in parte uno dei temi più importanti del romanzo, ovvero la discriminazione. Mentre cammina nel bosco, Ismaele si imbatte in un lupo che sta divorando un cerbiatto; quando si accorge di essere osservato, il lupo guarda il piccolo umano e, con il muso grondante di sangue, sembra sorridere e continua a mangiare. Un lupo, esattamente come Moby Dick, è l’emblema più palese della natura selvaggia e incontaminata e ha diritto ancor prima della specie umana di vivere su questo pianeta e tratta l’essere umano con sufficienza, senza dargli troppa importanza. Lo fa perché capisce che Ismaele non è una minaccia nella sua diversità, lo sta solo guardando ed entrambi saggiano le rispettive differenze senza sentirsi attaccati. Un giorno è un lupo, ma oggi parliamo dei migranti climatici e di guerra, di chi è malato e di chi ha un aspetto diverso rispetto a quello canonico. Trovo che sia una riflessione molto profonda e di straordinaria attualità, che unisce il bisogno di pace e rispetto con i tempi bui che stiamo vivendo.

Consiglio quindi ancora una volta il lavoro di Pietro Bertino e ripeto che in letteratura il peggio è già successo. Siamo diventati personaggi di un romanzo di fantascienza.

Un abbraccio

Betta La Talpa

P.S. Potere trovare Il sorriso del lupo sul blog dell’autore e ringrazio Nativi Digitali Edizioni per la collaborazione.

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