Ci sono libri che, già alle prime pagine, mettono in seria difficoltà il lettore. La prima reazione di questo bravo lettore è la seguente: inghiottire la tisana allo zenzero e curcuma, lanciare un’occhiata alla giornata che sta finendo fuori dalla finestra, migliorare la posizione da lettura (ognuno ha la propria, ma la postura è importante!) e chiedere a se stesso ad alta voce Ma che sto leggendo?

Beninteso, non è una reazione negativa. Adoro i libri che sanno lasciarmi senza parole e che sono in grado di farmi perdere l’orientamento spazio-temporale e oltre. E a volte, uscire dalla propria comfort zone e dalla cocente normalità che circonda la letteratura, fa solo bene!

Tale riflessione è scaturita proprio da Il porto di Camelia, di Omar Fusco, riedito da Abel Paper nel 2019. Ho fatto un giro anche sul sito dell’autore e sul portfolio dell’illustratore Andrea “El Moro” Moresco, che si è occupato proprio del racconto grafico interno alle pagine ed è sicuramente un valore aggiunto all’opera già di per sé molto interessante.

Se devo dare delle coordinate di genere e stile, posso citarvi sicuramente quelli che sono al momento per me i maestri del surreale fantastico: Piranesi, recente capolavoro di Fazi Editore (collana Lainya) scritto dalla bravissima Susanna Clarke, e il Kurt Vonnegut di Comica finale. Sarà forse che l’autore è un fisico, quindi molto in bilico tra realtà, irrealtà e iperrealtà, ma la tensione fra realismo e assurdo è molto forte sin dalle prime righe in cui il lettore è letteralmente lanciato sulla barca che naviga verso il porto di Camelia. Certamente si tratta di un autore ancora agli esordi, pertanto si può notare talvolta uno squilibrio tra lo stile aulico estraniante, denso di aggettivi e avverbi ben scelti, e il registro medio-basso di alcuni dialoghi, ma si tratta di esperienza che son certa verrà col tempo.

Il protagonista e narratore Ranuncolus (no, non c’entra nulla con il Ranuncolo/Jasker di The Witcher) si trova su una barca sgangheratissima portata da Thymus, un uomo che non conosce eppure sì. Molto gradevole la scelta dei nomi relativi a piante comuni, così come la natura dell’isola di approdo in cui tutto cambia a seconda del vento che soffia. La trama consiste esclusivamente nel viaggio verso il porto, riscoperta di se stessi e di luoghi del nostro animo che a volte dimentichiamo.

Consiglio la lettura non tanto per la trama quanto per lo stile unico e la ricchezza lessicale e grafica che rendono questa breve opera originale e ben orchestrata.

Ringrazio come sempre Nativi Digitali Edizioni per la collaborazione!

Un caro saluto

Betta La Talpa

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P.S. Potete trovare il libro su LaFeltrinelli e IBS.