È con imperdonabile ritardo che torno a scrivere sul mio caro blog, ma giuro di avere avuto ottimi motivi per tale latitanza: il lavoro, lo studio, la tessitura di network professionali, la collaborazione con altre realtà del web e, che lo dico a fare, la lettura e la scrittura. Già, perché scrivere non è un lavoro facile e neppure leggere in modo professionale, dal momento che innanzi tutto bisogna avere tempo per farlo e farlo con metodo.

La collaborazione con Nua Edizioni è una delle mie preferite, perché è una casa editrice nuova, con una linea editoriale molto precisa e composta da veri professionisti. Non sempre le proposte del catalogo incontrano il mio gusto personale, ma dal punto di vista squisitamente editoriale e lavorativo è una realtà ineccepibile, quindi chapeau.

Ecco dunque tornare ai misfatti con I giorni della Chimera dell’esordiente Stefano Zoboli, che si è fatto le ossa sulla piattaforma Typee e con YouTube. Si tratta di un romanzo distopico molto classico nella sua presentazione al lettore così come nello sviluppo della trama: una nuova influenza asiatica colpisce il mondo intero e naturalmente se ne approfittano le autorità politiche e militari del globo, mentre la società civile si scontra con blackout, isteria di massa, città deserte, ascesa di carismatici leader di sette e tentativi di ricostruzione di una società giusta a partire dall’amore e dall’onestà, ma soprattutto dal buon senso pratico.

Vi sembra abbastanza famigliare questo scenario? Ma certo, libri e film (da Dean Koontz a Dan Brown fino a Virus letale e Contagion) ci hanno riempito la testa e dall’anno scorso la teoria è diventata realtà con un misterioso virus che sembra non volerci lasciare in pace. Se Zoboli non ha inventato nulla di nuovo, tuttavia ha scritto un libro che fa riflettere e intrattiene molto bene il lettore grazie alla verosimiglianza, di sicuro la qualità migliore del romanzo.

Malgrado la sensazione che l’autore, italiano dei dintorni di Reggio Emilia, si appoggi eccessivamente alla cultura americana dei disaster movie e dei libri apocalittici, mettendo quindi insieme una scrittura visibilmente italiana con nomi stranieri (diminutivi e modalità colloquiali tipiche della nostra lingua in un’ambientazione quale New York), la lettura risulta scorrevole e la trama ben gestita, con personaggi parimenti tipici della produzione americana. Punto a favore, il racconto si svolge lungo una linea temporale che salta dal passato al presente con un continuo andirivieni, mantenendo sempre alta l’attenzione del lettore ed evitando la monotonia di un racconto troppo lineare.

Jasper è un ingegnere e militare dal passato triste, onesto e intelligente, un protagonista senza macchia che potrebbe essere interpretato da un Tom Cruise degli anni ’00. Al suo fianco, la tredicenne Mya, scappata dalla Tanzania e adottata da Jasper, un po’ esempio di politically correct umanitario ma comunque un personaggio ben costruito e credibile. Il Maestro, sarà perché mi piacciono gli psicopatici con un bel soprannome, risulta nella sua assenza per gran parte del libro il personaggio meglio riuscito proprio per le aspettative che ci si fa durante la lettura.

Si tratta, quindi, in generale di un romanzo che consiglio per la bravura dell’autore nel raccontare una storia altrimenti vagamente banale e di cui, in piena pandemia, non sentiremmo l’esigenza. Attendo con curiosità storie più originali da parte del nostro Zoboli, che già mi ha piacevolmente stupita con lo stile!

Un abbraccio (e se non ci leggiamo prima, felice Pasqua!)

Betta La Talpa

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P.S. Potete trovare il libro su LaFeltrinelli e IBS.