Ci sono racconti tradizionali che tutti amiamo e che conosciamo, o pensiamo di conoscere. Soprattutto, sono storie con protagonisti bambine che, dopo un’avventura straordinaria, diventano giovani donne ed entrano in quel mondo femminile di pizzi e matrimoni. Sto parlando di Wendy, esempio patriarcale della sindrome da crocerossina in Peter Pan, destinata subito a tornare alla triste realtà e a diventare adulta; di Susan, la sorella maggiore della famiglia Pevensie, oggetto di una lunghissima controversia sul fatto che essere donna non sia cristiano e che diventare grandi significhi perdere le illusioni infantili; di Clara, la piccola protagonista dello Schiaccianoci, che grazie a un gioco maschile diventa una ragazza in attesa di marito.

Molta letteratura ci ha insegnato che le bambine e le ragazze sono destinate a un unico futuro, quello del matrimonio e della famiglia, nonostante la loro fantasia, il loro coraggio, i loro talenti. Ed è questa la riflessione nata dalla lettura di Il regno capovolto di Marie Lu, la quale ha impiegato ben 12 anni per confezionare un romanzo classico nella sua struttura eppure con da dire molto di più di quanto molti blogger e influencer abbiano ritrovato.

Edito dalla fenomenale Oscar Fantastica di Mondadori, il libro narra la storia di Nannerl Mozart, sì, l’amatissima sorella maggiore del geniaccio Wolfgang Amadeus, fra musica, educazione e crescita personale. Dimenticate quanto ci ha insegnato il cinema e la TV con il film di Milos Forman Amadeus, tanto bello quanto romanzato in vari aspetti, e con l’episodio 11 della quindicesima stagione de I Simpson, in cui Mozart è interpretato da Bart, Antonio Salieri da Lisa e Beethoven da Nelson, e pensate a come doveva essere nella realtà.

Marie Lu ricostruisce la Vienna alla fine del XVIII secolo con dovizia di particolari e poche, splendide pennellate, soprattutto nel rapporto fra i personaggi. La sua lente d’ingrandimento si concentra tuttavia su Nannerl e sulla madre, sul ruolo delle donne in un’epoca ancora retrograda e in una famiglia sopra le righe, in cui la musica la fa da padrona. Nannerl ha un grande talento e lavora duramente per diventare una musicista, ma si lascia spesso prendere dalle emozioni e presto la sua figura viene oscurata dal fratellino, il dolce e vivace Wolfgang, che forse non è nemmeno consapevole delle proprie innate e straordinarie doti: se ne accorgerà con il tempo, quando la sua stella inizierà a cadere e arriverà per lui una morte prematura.

E così, Nannerl segue un destino già scritto per lei come le sue coetanee e sua madre: viene corteggiata per la sua bravura, si sposa, impara a gestire la vita domestica, ha dei figli. Il regno capovolto rimane un gioco fra lei e il fratello, che come tutte le vere rockstar muore molto giovane dopo una breve vita di eccessi, un luogo immaginario che è tutto suo e in cui potrebbe -e avrebbe potuto- diventare la musicista più importante del mondo. La fantasia di fate e folletti la rende felice e la mantiene serena, anche quando si vede costretta a rinunciare ai suoi sogni perché così è, perché è una donna e davanti a suo fratello è una musicista mediocre e deve cedere il palco. Perché anche quando si hanno grandi sogni, la realtà dei fatti è sempre diversa e bisogna scendere a compromessi, spesso relegando se stessi in un luogo immaginario come il regno capovolto.

Questo libro viene venduto come un fantasy, ma posso tranquillamente affermare che lo è in minima parte: è storia ed è un dramma. Sinceramente, l’ho trovata una lettura di una tristezza infinita, un romanzo storico di una donna vissuta dietro le quinte della Storia.

Un romanzo ben scritto, che va letto tenendo conto proprio della realtà su cui si basa.

Un caro saluto,

Betta La Talpa

Ti piace quello che leggi? Sostienimi su PatreonKo-fi o Tipeee!

RIPRODUZIONE RISERVATA

P.S. Trovate il libro su LaFeltrinelli e IBS.