Come sapete, resisto ben poco davanti a promesse di horror scritti con tutti i crismi e racconti che ti mozzano il fiato solo con l’incipit: questa volta, nonostante di horror non si tratti se non dal punto di vista prettamente psicologico, ce l’hanno fatta e mi hanno fregata alla grande.

D’altra parte, stiamo parlando di Ater, ormai una certezza quando si parla di thriller ad alto tasso di adrenalina che riescono a far stare fisicamente male il lettore… è importante anche questo! Nel caso seguente, l’impressione iniziale è che si tratti di uno spin-off di Dogman di Matteo Garrone, il film che ha trionfato, meritatamente, a Cannes qualche anno fa e che ha rischiato di rappresentarci agli Oscar: vi ricordo, un film non per stomaci deboli, ottima rappresentazione di una comunità di periferia che vive ogni giorno sulla propria pelle il disagio della marginalizzazione sociale e lo strettissimo legame con la criminalità. Ecco, Il vuoto dentro di Giorgio Borroni opera allo stesso modo del film di Garrone, ma la lettura lo rende ancora più vicino e reale. Possiamo riflettere sul disagio di queste comunità che vivono in tutte le periferie d’Italia e chi ne è esterno ne può vedere i problemi e contestarne le logiche, ma non certo capirne i problemi e risolverli con uno schiocco di dita.

Biagio e Nadia appartengono, ognuno a modo proprio, a questa società disarmante nella sua violenza e nei suoi meccanismi: lui è un giovane ex carcerato con un evidente problema di gestione della rabbia, mentre lei è una donna di cinquant’anni sfiorita e debole. Entrambi cercano una risposta e una soluzione al rebus che è la loro esistenza, che oserei definire da fantasmi più che da esseri umani, e la cercano in Marione e sua madre Felicita, i quali non tardiamo a capire essere degli impostori che con riti e messinscene dietro il banco del pescato fanno affari d’oro. Ma se nessuno ti dà una mano o ti presta ascolto, per quanto folle sia anche il ricorso a maghi e truffatori sembra essere una scelta per le persone rese ingenue e disperate dalle sofferenze e dalla solitudine. Ovviamente, questa gente chiede un rimborso alto e spesso inusuale e per questo il finale è adatto, anche se decisamente scioccante. Ma pur di parlare coi propri morti, si è disposti a tutto per farlo e alcuni sono disposti a tutto per farvelo fare.

Non vi spoilero nulla su cosa i due protagonisti cercano con tanta foga, ma vi posso dire che la ricerca li porterà al limite massimo della loro sopportazione, che in parte è anche quella del lettore.

Con un linguaggio estremamente duro e con un uso forse eccessivo di metafore e similitudini, l’autore gestisce molto bene il ritmo e tiene alta l’attenzione del lettore con un immaginario degno di un Lovecraft urbano in un racconto lungo che si legge tutto d’un fiato.

Tuttavia, l’autore ha le competenze giuste per farlo: laureato in Lettere presso l’Università di Pisa e diplomato in Fumetto presso la Scuola Internazionale di Comics di Firenze. Ha curato e tradotto le edizioni di Frankenstein di Mary Shelley per Feltrinelli e di Dracula di Bram Stoker per Barbera, dite niente… Ha inoltre tradotto La lettera scarlatta di Hawthorne per Liberamente e Io morirò domani di Dawood Ali McCallum per Giunti e ha scritto un manuale di Letteratura Italiana per studenti, sempre per Liberamente.
Nel campo fumettistico, oltre ad aver tradotto autori come Joe Madureira, Darwyn Cooke e Jason Pearson, ha curato le traduzioni di alcuni titoli appartenenti a franchise di livello mondiale come The Legend of Zelda, Warcraft e Starcraft. Attualmente, collabora con Astromica come sceneggiatore dei fumetti Dead and Alive e Orrore d’autunno. Infine, è docente per scuole di fumetto e master universitari e ha avuto modo di insegnare materie letterarie ai bambini e ai detenuti del carcere di Sollicciano. Chi mi dice che per scrivere basta il talento e lo possono fare tutti, beviamoci un caffè insieme e parliamone.

Un breve che, non sarà natalizio, ma di cui abbiamo molto bisogno per ricordarci cosa c’è fuori dalle nostre case illuminate dalla speranza che questo annus horribilis, ancora più orribile per chi ha subito la violenza più spesso del solito, finisca presto e dia spazio a nuovi progetti e a un futuro non dico roseo, ma almeno vero.

Un abbraccio,

Betta La Talpa

P.S. Trovate il libro qui e qui!

Ti piace quello che leggi? Sostienimi su Patreon, Ko-fi o Tipeee!

RIPRODUZIONE RISERVATA