Quando Massimo Junior D’Auria mi ha contattata per la collaborazione, ho acconsentito immediatamente per i seguenti motivi: il titolo è fighissimo (scusate il francesismo), mi piacciono le raccolte di racconti, prometteva di essere un fantasy con commistioni di altri generi proprio come piace a me e l’autore è stato gentile e professionale, come mi piacerebbe fossero le persone in generale.

Tuttavia, quando ho iniziato a leggere questa antologia, mi sono resa conto che, in realtà, la presentazione che me ne era stata fatta non rendeva giustizia al lavoro che avevo tra le mani.

Atroponauti è pubblicato da Human, una delle varie collane di Pub.me e il suo autore non solo non è un esordiente e ha un curriculum di tutto rispetto, ma è anche co-direttore di Ater, un’altra collana che amo molto. Ho scoperto tutti questi elementi editoriali dopo aver letto il libro e la cosa non mi ha sorpreso molto. Perché si può dire tutto e sapete come mal sopporti i polemici del web che parlano di come l’editoria sia corrotta e così via, ma quando un libro è scritto da qualcuno che conosce ciò che fa e che alla passione e al talento aggiunge le competenze, il gioco è fatto.

Ogni racconto è lungo poche pagine, così che è il libro perfetto per i lettori molto impegnati o quelli che durano poco prima di cadere in stato comatoso fra le coperte. L’ho letto preparando la zuppa e meno male non l’ho salvata. Lo stile può essere a volte un poco macchinoso e altisonante, molto legato all’epic fantasy, ma si adatta perfettamente a ogni diverso narratore che cambia in ogni storia, cambiando sapientemente tono di voce e perfino accento, mi verrebbe da dire, per cui non la ritengo affatto una criticità ma una caratteristica dell’autore.

La vera perla dell’antologia è infatti la capacità dell’autore di spaziare tra generi, avventure e personaggi radicalmente diversi gli uni con gli altri: dallo steampunk all’high fantasy, dalla fantascienza pura all’horror drama, ogni lettore può trovare ciò che più lo aggrada e scoprire qualcosa di più sui propri gusti. Ho cominciato a leggere diverso tempo dopo aver parlato con l’autore, perciò non ricordavo benissimo di cosa si trattasse: al primo racconto mi son detta “Ma cosa sto leggendo? Questi sono indiani…” poi ho capito che si trattava di fantasy, mentre quello successivo è un western tinto di dark, poi ci sono degli automi. Il titolo afferma sin dall’inizio che il lettore si appresta a iniziare una navigazione turbolenta nella più varia umanità.

Adoro gli autori capaci di stupirmi e i libri in grado di essere originali nonostante il panorama sia molto vasto e il rischio di cadere nel trito e ritrito sia estremamente alto. Con questa antologia, trascorrerete un’ora in ottima compagnia.

Oppure, brucerete la padella, proprio come me.

A presto,

Betta La Talpa

P.S. Trovate Antroponauti qui e qui.

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