È con imperdonabile ritardo che torno a scrivere qui a casa… il caldo, lo smartworking, le vacanze immaginarie, la paura del virus e chi non ne ha, i momenti di relax che non siano davanti a uno schermo e un’estate insolita e pacata, citazioni da Rino Gaetano a non finire.

E siccome pare che in lockdown abbiamo letto meno, che ne pensate di ripartire con una serie ongoing basata sui peccati capitali? Con questa proposta rinnovo la collaborazione con Resh Stories, una casa editrice unica al mondo di cui scrissi tempo fa a proposito di supereroi. La serie Sins of Fairy Land (SoFL) è al momento al secondo racconto dedicato alla superbia, esordendo invece con il vizio preferito dagli italiani, la gola. Come funziona Read. Share. Read Again: la prima parte di ogni racconto viene pubblicata sul sito della casa editrice ed è leggibile da chiunque senza bisogno di registrarsi, mentre per leggere la seconda parte bisogna invece creare un contenuto sui propri social, taggando Resh Stories e il giovane autore della serie, Daniele Lombardi e inviare l’indirizzo mail in privato. Una volta fatto questo, si può ricevere sempre gratuitamente la seconda e ultima parte. Quando tutti e sette i racconti saranno stati scritti e pubblicati, ne nascerà un libro. Che dite, non è dannatamente divertente?

Ho letto Gluttony e Pride con grande piacere, sono racconti lunghi che, senza peccare di orgoglio e presunzione, come a tanti autori succede, riescono a essere originali: entrambi richiamano le classiche fiabe europee dei Grimm e di Perrault, ma con l’innesto del peccato risultano avere dei risvolti inaspettati e a diventare fantasy piuttosto dark e cinici. Perciò, come ripeto ogni volta che mi capita di recensire un fantasy o di parlarne, finalmente qualcuno è riuscito ad allargare gli orizzonti del genere e a non rimanere invischiato nel vortice di elfi, guerre, amori tragici e worldbuilding tutti uguali, che hanno reso questo genere pressoché granitico da dieci anni a questa parte.

Daniele Lombardi (già autore per la casa editrice di The Blackest Island), malgrado personaggi poco approfonditi ma chiari e una scrittura semplice, senza fronzoli né sbavature, ma nemmeno climax, riesce a tenere alto l’interesse del lettore grazie sostanzialmente al tono vivace, alla capacità di dosare i colpi di scena e alla descrizione di un universo narrativo in divenire. Mi aspetto qualcosa di più da questo progetto, la prossima volta!

Sono una grande sostenitrice delle nuove realtà editoriali che sanno essere veramente originali e oggi più che mai bisogna promuovere la lettura, in una società che non ha letto nemmeno un libro durante una quarantena. L’originalità è rara da trovare e credo sia davvero importante provare e tastare terreni nuovi e sconosciuti. Chissà che non ve ne innamoriate anche voi.

A presto,

Betta La Talpa

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