Oscar Mondadori ci regala sempre emozioni: con il lockdown, Fase 2 e Fase 3 e crolli psico-fisici, la fantasia delle grandi storie ci salva ora più che mai. Per la prima volta nella storia dell’umanità, la letteratura ha realmente superato l’immaginazione e ci troviamo a far fronte a quanti, ormai un secolo fa o anche più, teorizzavano il meglio e il peggio della civiltà. Son d’accordo sul fatto che non tutte le distopie vengon per nuocere e che il troppo stroppia, ovvero che la proporzione fra quantità e qualità è pur sempre labile, ma a volte si trovano dei piccoli gioielli e vale davvero la pena tenere gli occhi aperti.

È il caso del Libro I della Trilogia della Falce, edito da Mondadori nella collana Oscar Fantastica, che sta portando finalmente sul mercato italiano titoli e autori internazionali di altissimo livello. Quando ho avuto la possibilità di recensire questo libro, come sfuggire alla chiamata?

Falce apre la trilogia costringendo il lettore a immergersi sin dalle prime pagine in un mondo nuovo e spaventoso, brillante e saturo come le villette dei film di Tim Burton. Siamo nell’era post-mortale, la morte è stata sconfitta così come le malattie, la guerra e la povertà; se ti ferisci, i micro-naniti nel tuo sangue provvederanno a guarirti in un attimo, oppure puoi sempre rivolgerti a un centro di pronta rianimazione, soprattuto se il tuo passatempo è cercare di suicidarti; ogni tanto, puoi darti una rinfrescata e farti ringiovanire, il che può toglierti le rughe di troppo ma anche farti apparire coetaneo di tua nonna che si è sposata per la terza volta con un tizio di quattro classi più giovani di te. Non abbiamo colonizzato Marte e la Luna, ma finalmente abbiamo conquistato la pace nel mondo. Non saresti contento?

Ma ogni cosa ha un suo prezzo, soprattutto quando è così incredibilmente perfetta. Infatti, è tutto merito del Thunderhead (avrei preferito una traduzione diversa, ma non importa), l’onnisciente e onnipotente intelligenza artificiale che governa il pianeta a suon di statistiche e fini che giustificano i mezzi. Come risolvere, infatti, l’impellente bisogno di mantenere la crescita demografica sotto controllo, se naturalmente nessuno muore più? Con la Compagnia delle Falci, a metà fra setta e corpo speciale in un mondo in cui politica e religione sono un unicum come accade a Gilead, il regime-nazione creato da Margaret Atwood.

Le falci valutano sulla base di statistiche e raggruppamenti chi spigolare, un eufemismo per dire mietere vittime; indossano vesti colorate che i più giovani ed entusiasti arricchiscono con pietre preziose e decori; uccidono secondo i propri gusti in fatto di armi e veleni e devono scrivere ogni giorno un diario pubblico in cui segnare i loro morti e le loro riflessioni; infine, rinunciano al loro nome proprio per assumere quello di una personalità importante della storia pre-mortale, come Madame Curie, Noam Chomsky, Jane Goodall etc. Shusterman descrive con maestria questo novello ordine templare con maestria e dovizia di particolari, senza tuttavia cadere nel didascalico o nel pedante. Il worldbuilding fatto dall’autore è senza ombra di dubbio il lato migliore del romanzo e che vedo l’ora di approfondire nel corso della trilogia.

Il punto di vista scelto per raccontare questo mondo agghiacciante come una macchina da guerra è quello di Citra e Rowan, due ragazzi molto diversi tra loro che vengono scelti dal Venerando Maestro Faraday come apprendisti. Citra è caparbia, volitiva, un’abile combattente e una studiosa seria e costante, mentre Rowan viene da una famiglia iper-allargata, dimenticato da tutti e inosservato a scuola e a casa, nonostante sia un amico sincero, ironico e leale. Entrambi possiedono qualità necessarie per diventare delle buone falci, ma chi dei due spigolerà l’altro?

Shusterman scrive con semplicità, a tratti un po’ banale, una storia con ottimi presupposti e una base teorica di grande interesse, scegliendo uno stile più da Young Adult che da sci-fi per palati sopraffini, scelta che si può rivelare azzeccata per l’ampiezza del pubblico in grado di apprezzare il suo lavoro. Ottimi i risvolti più filosofici, come il desiderio di morire o la possibilità di dare la morte a qualcuno e la paura che le falci, nonostante il prestigio e i benefit, incutono nella popolazione.

Che dici, diamo un’occasione a Falce?

Un caro saluto e alla prossima spigolatura,

Betta La Talpa

P.S. Puoi trovare Falce qui e qui.

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