Come sapete, non leggo romance, non li recensisco e, non essendone in grado, non lavoro con il genere. Quando però l’autrice, Laura Gronchi, mi ha scritto, è stata così gentile e modesta che non ho potuto non accontentarla. Mi sono accorta dopo che non mi era stato detto nulla a proposito del romanzo e lo stavo accettando a occhi chiusi.

Il titolo avrebbe dovuto farmi pensare, ovvio, ma sapete, la reclusione in zona giallo-rossa fa brutti scherzi e si fa qualsiasi cosa pur di lavorare, ora più che mai. Ossessione (pubblicato da Porto Seguro Editore) è la storia del maggiore Sergio Morelli e dell’infermiera Sara Toni: dopo essersi innamorati in una missione in Etiopia, dove lei era imprigionata da gente al soldo del generale Ikpeba e lui il soldato che l’ha salvata, tornano in patria per costruirsi una vita insieme, salvo complicazioni. Il loro lavoro innanzi tutto, perché immagino che non sia una vita semplice essere compagni di una cooperante e di un soldato; poi, un ex marito violento e paranoico e una reporter decisamente folle d’amore…

Partiamo da quelle che io ritengo criticità. In primo luogo, lo schema dei personaggi è troppo dicotomico, con i buoni belli e virtuosi (Sergio e Sara) e i cattivi paranoici e deturpati da risse e disturbi mentali (Marco e Samantha), dettaglio vagamente determinista che credevo superato, ma che evidentemente funziona ancora. A seguire, nonostante l’autrice sia capace e sappia gestire bene descrizioni e azioni, tuttavia talvolta lo stile è troppo didascalico. Non smetterò mai di ripeterlo: non è necessario commentare sempre azioni e parole dei personaggi, se costruiti bene se la cavano benissimo da soli e il lettore ha il diritto di entrare o meno nella testa dei personaggi, giudicando per conto suo e facendosi un’idea propria.

Il lato positivo di queste 525 pagine è la scorrevolezza, data dall’alternarsi della trama amorosa e di quella politica. Infatti, un merito del romanzo è l’aver mostrato quanto sia vicino e terribilmente normale il dramma dei migranti e delle situazioni politiche instabili in Africa: con questo, vorrei chiedere che ne è di Giulio Regeni, di Silvia Romano, di Patrick George Zacky e delle ragazze rapite da Boko Haram. E ricordare lo strenuo lavoro degli operatori umanitari (nel romanzo Sara lavora per Medici Senza Frontiere) per aiutare uomini, donne e bambini che vivono in gravissime situazioni di guerra e povertà.

Un abbraccio,

Betta La Talpa

P.S. Potete trovare il libro su LaFeltrinelli e IBS.

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