No, non è Video Killed the Radio Star dei cari The Buggles, ma il concetto c’è e lo si capisce subito.

Un fulmine a ciel sereno una notte, che porta consiglio quando non si riesce a dormire -strani rumori venivano dalla notte polacca nel giardino di casa- mi ha letteralmente illuminato su un dato di fatto: il libro di carta è vivo, viva il libro di carta! Ma l’e-book non è morto, viva l’e-book … insomma, onore a Macbeth.

So cosa state pensando, che sono una vera idiota e tutti hanno già parlato di questa storia. E invece devo dissentire e spiegarvi bene bene cosa intendo.

Lo sappiamo tutti, lo dicono le statistiche e le riviste del settore: il libro cartaceo non è stato divorato dalla sua nemesi digitale come si temeva, semplicemente coesistono abbastanza pacificamente, poiché bene o male entrambi offrono lo stesso servizio all’umanità. Questo è stato il punto dolente per chi tifava per la morte della carta e batteva bandiera cifrata Python. Nei fatti, leggiamo delle righe di testo e quello che cambia è solamente il supporto. Quanto questo supporto abbia cambiato le nostre esistenze, ognuno è libero di pensarci su e se vi va, scrivetelo nei commenti.

Ciò di cui vorrei parlare è invece dei concetti letterari (e letterali) di interattività e di ipertesto. Mio malgrado, devo ringraziare William Gibson di questa lezione. Ipertesto è ciò che sta oltre il testo, sia materialmente sia immaterialmente, ovvero le relazioni con altri autori, altri pensieri, altre storie e via dicendo. Interattività è d’altro canto l’incontro tra sistemi diversi e la possibilità numericamente infinita di mantenere questo contatto.

Insomma, lettura tradizionale e a realtà aumentata o pseudo-tale possono coesistere perché sono intrinsecamente diverse. Ognuna ha le proprie caratteristiche peculiari che l’altra non ha. Io preferirò sempre la carta stampata e non tanto per il suo fascino romantico quanto per le sue qualità estetiche e didattiche, ma è una mia opinione più che suscettibile a critiche e riflessioni.

Nativi Digitali Edizioni ancora una volta mi ha aperto un mondo. Laddove non è arrivato l’e-book, ci sono arrivati i giapponesi. Sì, mi duole dirlo, ma questa volta l’hanno fatta davvero grossa e direi anche geniale. Chi di noi si ricorda dei Librogames? Ok, io negli anni ’80 non ero nemmeno nelle idee più diaboliche dei miei genitori, ma dalle mie esplorazioni in giro per la letteratura e la cultura ho scoperto essere stato un fenomeno internazionale che raduna ancora attorno a sé dei fan nostalgici. L’idea alla loro base era semplicemente dare la possibilità ai lettori di scegliere l’andamento e il finale di una storia, solitamente fantasy ma non solo: ora, potremmo dire che anche I Promessi Sposi, per eccellenza romanzo su scelte e storie incrociate, potrebbe essere un meraviglioso librogame, ma devo deludervi perché il buon Manzoni nazionale l’ha pensata diversamente.

Librogame per tutti i gusti!

Questo è il principio. Dai Librogames sono state partorite le Visual Novel, letteralmente romanzi visuali (ok, soffrono della stessa problematica di definizione delle graphic novel), da leggere con apposito supporto: c’è una storia, ci sono dei personaggi, un’ambientazione che non cambia molto spesso, ci sono dei dialoghi, ma soprattutto delle scelte da prendere su quale direzione dare alla nostra avventura. Beh, cari, se questa non è interattività! Se questo non è ipertesto! Esiste persino un database, ho scoperto.

Ripeto, io sono una lettrice molto semplice, mi piace la carta e una confezione grafica da guardare e sgualcire a mio piacimento, ma dal punto di vista professionale non posso non lasciarmi intrigare da questa idea. Insomma, anche Netflix lo ha mostrato al mondo con Black Mirror Bandersnatch. Di certo questo nuovo genere non ucciderà la lettura tradizionale perché c’è troppa diversità, ma posso immaginare la portata educativa che potrebbe avere: molti bambini o ragazzi con deficit dell’attenzione o con scarsa propensione per la disciplina banco-lavagna potrebbero giovare di questo strumento per studiare Storia e Geografia, ad esempio, anche Storia dell’Arte potrebbe trovare una nuova strada verso le menti e i cuori dei giovani. Inoltre, potrebbe dare diverse opportunità a nuovi talenti del disegno (non per forza di nipponica ispirazione), della programmazione e della scrittura, il che, per quanto mi riguarda, è sempre un dato positivo per la cultura.

P.S. Sì, va bene, ma basta con questo buonismo sull’educazione non formale: la grammatica si studia lo stesso, avete capito?

Un abbraccio e ci si vede ad Halloween

Betta La Talpa

P.P.S. Se volete addentrarvi nel mondo dei librogames, vi lascio qui un elenco da cui prendere spunto. E qui un interessante articolo di Wired.

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