Jack London

Fa caldo e la maggior parte di noi è bloccata a lavoro e soprattutto in città afose, cosa meglio di una bella avventura? Dove volete andare… il grande Wild, San Francisco, i mari del sud? Nessun problema, con Jack si può andare ovunque.

Ho già avuto modo di dire, altrove in questo blog, del mio debole per le storie di mare e di avventura. E ho già avuto modo di nominare questo grande scrittore di cui sono profondamente innamorata: in Riletture  ho detto di come Zanna Bianca sia uno dei libri della mia vita, un libro di cui non posso fare a meno e che mi ha sempre aiutata a (soprav)vivere.

Come mi sono innamorata di lui? Nel 2011, il <<Corriere della Sera>> ebbe la straordinaria idea di vendere settimanalmente i 50 libri della collana dei “Classici dell’Avventura”. Io e mia sorella non fummo costrette a chiedere più di tanto qualcuna delle uscite e così entrò in casa il lupo Zanna Bianca.  Fu come se un Big Bang fosse esploso nel salotto: il Wild, la paura della natura selvaggia, villaggi indiani e gli spregiudicati europei appena diventati americani tout court… non scorderò mai la scena di apertura di Zanna Bianca né quella, sofferta e straziante, del combattimento con un bulldog inglese. Zanna Bianca, tre quarti lupo e un quarto cane, subisce sul suo pelo grigio-nero tutto l’orrore del mondo e la bellezza del territorio in cui nasce; dall’atroce incontro con gli esseri umani, prima con gli indiani, severi ma giusti, e poi con i bianchi, feroci e senza credo alcuno, riesce a trovare la felicità grazie all’amore di un uomo. E non lo ama da cane domestico, bensì con la brutalità e la saggezza della sua specie.

Poi venne Il richiamo della foresta: l’incipit <<Buck, era un cane>> non è di certo grammaticalmente corretto, ma Jack può tutto e riesce a rendere l’unicità del punto di vista del nostro protagonista, metà sanbernardo e metà pastore scozzese, che da pacioso cane da compagnia viene coinvolto nella famosa Corsa all’oro nel Klondike. Anche qui, i brividi della corsa sulla slitta fatta da perfetti ignoranti del territorio, destinati a morte certa, lo rendono un grande romanzo di formazione. Al contrario del lupo che si fa cane, Buck, imparando a nascondersi sotto la neve per ripararsi dal freddo come gli husky, diventa un randagio e un capobranco. Dai racconti sui cani, senza dubbio l’animale che Jack preferì più di tutti e che più di tutti lo rappresentò, Marco Paolini nel 2010 ha tratto lo spettacolo teatrale Ballata di uomini e cani.

Seguirono i libri di mare, che lessi soprattutto per la mia tesi triennale: Il lupo di mare, dove il titolo indica il satanico, nostalgico, darwinista e anarchico capitano Wolf Larsen, che ispirerà la figura del classico “lupo di mare”; Martin Eden, il romanzo più autobiografico, drammatica ascesa e caduta di un giovane marinaio che diventa scrittore per amore di una ragazza ricca e per orgoglio, fino al suicidio nei mari del sud; La crociera del Saetta, mezzo sconosciuto romanzetto dove un tenace ragazzino appassionato di libri d’avventura salpa clandestinamente su un mercantile.

Infine, il rapporto altalenante e sempre oggetto di dubbi con il socialismo: la scena in cui il giovane Martin Eden viene per sbaglio considerato un capo socialista per essere intervenuto in un dibattito, sostenendo le proprie parole con buon senso, è ispirata a una vicenda realmente accaduta a Jack a Oakland, il suo borgo che lo legò nell’amore e nell’odio. Non solo la raccolta di saggi Rivoluzione, in cui a discorsi non sempre ben sostenuti si alternano magnifiche descrizioni della società operaia di cui fa parte, ma anche il romanzo fantascientifico Il tallone di ferro, Il vagabondo delle stelle che parla di mesmerismo e lo splendido Il popolo degli abissi, in cui fotografa gli indigenti dell’East End di Londra travestendosi da senza tetto. Il risultato è che non sarà il socialismo ad aiutare la povera gente, ma il semplice buon senso di saper condividere le risorse (su quanto il socialismo possa essere un vicolo cieco, si veda anche L’uomo scimmia socialista).

Cercatore d’oro, lavandaio, pescatore d’ostriche, pugile, giornalista, coltivatore, cacciatore di foche, operaio nello scatolame, infine scrittore per dare un senso alla sua vita e alla sua forza intellettuale, Jack London è stato in grado di dare al suo sguardo una capacità di analisi approfondita e una sensibilità unica nel suo tempo e ancora oggi insuperata. Per chi volesse conoscere la sua vita straordinaria, tra avventure in giro per il mondo e pagine di appunti basate sulla sua esperienza personale, consiglio  la biografia scritta da Folco Quilici Jack London: cercatore d’oro e d’avventura.

Oggi possiamo andare ovunque nel mondo, con tutti i mezzi possibili e tutto sommato a prezzo competitivo e in modo agevole, ma il piacere della lettura e le peripezie di Jack London sono tesori di cui abbiamo ancora bisogno e che non smetteranno mai di tenerci incollati alla sedia, con le gambe sotto il tavolo ma la mente nel selvaggio Wild.

Grazie, Jack

Betta La Talpa

P.S. Oltre ai “Classici dell’Avventura”, le opere di Jack London si trovano in edizioni piuttosto antiquate ma facilmente rintracciabili. Questo è anche dovuto all’erronea convinzione che sia uno scrittore per ragazzi per il solo motivo che i suoi sono romanzi d’avventura. Sbaglio madornale che, mi auguro, il tempo possa risolvere. Intanto, vi posso consigliare queste edizioni: Martin Eden Rivoluzione Hawai Il vagabondo delle stelle

P.P.S. La sua morte è ancora un mistero, anche se si è abbastanza certi che la causa  sia stata un’overdose di analgesici per la sua insufficienza renale cronica, dovuta all’abuso di alcool e, forse, alla sifilide; la corsa alla morte è stata accelerata dai medicinali a base di mercurio che assumeva.

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