Venere in pelliccia

Oggi parliamo di sesso.

Lasciatemi spiegare. Sorpresi che in questa sede si scriva e si legga di sesso? Lungi da me dal fermarmi ai tabù e dallo scadere nel porno. Non si parlerà di nulla che sia volgare o scabroso. Anzi, considero la curiosità un comandamento e una delle dote migliori dell’uomo, fra le poche che possiede, e penso che andare a capire certi meccanismi della nostra natura sia intrinseco in noi e fondamentale per la nostra crescita personale.

Ora che vi ho spiegato il punto di vista di questo articolo, possiamo procedere. Sicuramente è un titolo famoso: uno spettacolo meta-teatrale di grande fortuna, soprattutto per merito della sceneggiatura capace di non mollare mai la tensione, un film   di Roman Polanski e un fumetto di Guido Crepax.  Non c’è ombra di dubbio sul fatto che sia un’opera ammaliante e controversa, ma proprio per questo vale la pena di leggere questo breve romanzo del 1878. Se volete, vi consiglio questa edizione Venere in pelliccia

Appunto, siamo nel 1878: la Kulturkampf tedesca contro la Chiesa è alla fine, in Italia Giovanni Verga pubblica Rosso Malpelo e in Francia Jules Verne Un capitano di quindici anni ed Èmile Zola Una pagina d’amore, in America Henry James Gli Europei e Harriet Beecher Stowe Gente di Poganuc. In Austria, il quieto giornalista Leopold von Sacher-Masoch rompe gli indugi dei benpensanti con Venere in pelliccia, basato su una reale avventura da lui vissuta in gioventù e legata a una sua passione privata, che da allora ha preso il suo nome: masochismo. Insomma, associa il dolore al piacere fisico. Ognuno è libero di immaginarsi quello che vuole.

Confido nella maturità dei lettori per parlare di questo argomento, lo so, piuttosto delicato, perché Venere in pelliccia è ben più dell’immagine prevalente del romanzo: la principessa Wanda Von Dunajew, splendida e giovane vedova, che frusta il protagonista Severin (il quale nella spettacolarizzazione del gioco prende lo pseudonimo di Gregor) scuotendo i folti capelli rossi, avvolta solo nella sua pelliccia di ermellino, a imitazione della Venere allo specchio di Tiziano Vecellio. È estremamente sensuale e attraente per qualsiasi lettore, ma non tanto a livello carnale quanto concettuale.

Questo perché alla sua parafilia Masoch dà una giustificazione teorico-filosofica che, a un certo punto, il lettore deve accettare per poter leggere correttamente la storia; alla base del gioco tra Severin e Wanda vi è poi un contratto materiale che avrà fine solo o con l’affrancamento dalla schiavitù o con la morte, quindi un lato logico-commerciale. Il gioco finirà, senza fare spoiler, nel momento in cui Wanda libera Severin perché la farsa stessa è finita e il dolore non è più piacere per lui, che quindi si considera guarito.

La grande forza del romanzo infatti è sicuramente la principessa Wanda, uno dei migliori personaggi della letteratura moderna, e lo dico senza esitazione. Bellissima e provocante/provocatoria, grida un proprio manifesto basato non tanto sul piacere in sé e per sé quasi fosse dipendente dalla ricerca di godimento in ogni forma, quanto sulla libertà di godere come vuole e quando vuole, senza recare danno a nessuno e men che meno a se stessa: nel 1878, Wanda si vendica di tutte le donne algide e tisiche che popolano la letteratura europea e si dedica alla vita con una potenza primordiale e molto elegante, riferendosi, lei dice, alla civiltà degli antichi greci.

Possiamo tenere le distanze da abitudini e piaceri che non condividiamo e non comprendiamo, non sono qui per giudicare niente e nessuno, ma soltanto rendere il merito a questo breve romanzo per aver scosso gli animi della sua epoca fino a noi, con una scrittura lirica e sinuosa che nessuno oggi è riuscito ancora a raggiungere.

Leggetelo anche se vi disturba. Il disagio è un valore aggiunto alla lettura.

Buona serata,

Betta La Talpa

RIPRODUZIONE RISERVATA

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