Annientamento

Sicuramente anche voi siete vittime del passaparola e della pubblicità gratuita: a me è bastato un cartellone a una fermata della metropolitana e il consiglio di una amica/collega, con cui condivido gran parte dei gusti in fatto di libri e film, per essere attirata da questo titolo forte e inquietante.  Un film che è, in realtà, piuttosto deludente, malgrado il soggetto sia pieno di potenzialità e la scenografia e la regia siano indiscutibilmente magistrali, ma che ha perlomeno captato il nucleo straordinario di questo libro.

Lo premetto, la lettura mi ha messo tremendamente a disagio, il che è positivo, perché significa che l’autore ha fatto il suo lavoro. Jeff Vandermeer, che qui in Italia comincia a farsi conoscere proprio per la Trilogia dell’Area X a qualche anno dalla sua pubblicazione (dopo Annientamento, ci sono Autorità e Accettazione), è infatti scrittore prolifico di racconti e (pochi) romanzi di fantasy e fantascienza, ha partecipato a premi di rilevanza mondiale come lo Hugo Award, il Bram Stoker Award, il Premio Nebula e il Philip K. Dick Award e ha giustamente sposato una redattrice della nota rivista <<Weird Tales>>: chissà quanto divertimento a tavola. Forse in Italia siamo un po’ indietro riguardo a questo genere di narrativa rispetto agli USA, ma si può sperare in una sua diffusione nelle nicchie di lettori più maniaci. Mi è piaciuto questo libro? Ho fatto molta fatica, ma sì. Il nostro Vandermeer è un genio.

Come sapete, sono più avvezza alla fantascienza classica con alieni verdi e astronavi nello spazio profondo, ma è emozionante vedere come questo genere si fonda con il dramma e il thriller psicologico per inventare qualcosa di nuovo e magnifico. Sono convinta, infatti, che questo libro piacerà anche ai lettori, per dirne uno, di Patrick McGrath o di Cormac McCarthy, con cui ha in comune uno stile schietto, secco come un ramoscello che sta per spezzarsi; poche pennellate per descrivere l’ambiente, unico nella sua straordinarietà scientifica, e ancora meno per gli scarsi dialoghi.

La trama si svolge all’interno della misteriosa Area X e segue il cammino della 12° spedizione della Southern Reach in questa zona disabitata della (pare) Florida più selvaggia. Il gruppo, forse nemmeno il 12° ma l’ultimo di migliaia, è composto unicamente da donne, in modo da vedere se vi sia differenza sessuale nell’affrontare questa missione: donne senza nome che conosciamo soltanto dal loro lavoro. La protagonista è la biologa, che nella finzione letteraria è l’autrice di questo diario, riservata e solitaria, dedita al suo lavoro a tal punto da farne la sua ragione di vita; accanto a lei, la paurosa antropologa, la topografa, paranoica ex- soldato, e la psicologo, ambigua leader che sa ben più di quanto non voglia dire.

La genialità del romanzo, ed è ciò che permea di disagio la lettura, è la fusione perfetta tra la funzione classica detta volgarmente “enigma della camera chiusa”, dove tot individui vengono rinchiusi in un luogo o in un’area di pericolo partendo da una difficoltà iniziale, e i flashback della biologa che riguardano la sua vita privata, in primis il fallimento del suo matrimonio con un infermiere, morto dopo essere tornato dall’11° spedizione. Alla crisi della missione corrisponde la determinazione e la scoperta da parte della protagonista di ciò che vuole: il gruppo si sfalda, uccidendosi a vicenda, ma lei decide di continuare il suo viaggio nell’Area X per esplorare un nuovo mondo a cui sente di appartenere.

L’Area X, infatti, è un luogo di transizione da un ecosistema a un altro, ma anche da una natura all’altra: infatti, l’annientamento biologico (oltre alla password con cui la psicologo, tramite ipnosi, induce al suicidio) prevede la proliferazione di muschi e licheni extra-terrestri in grado di occupare anche un corpo umano, nonché generale una luminosità radioattiva. Attraverso le cinque fasi con cui si scandisce il racconto (Iniziazione, Integrazione, Immolazione, Immersione, Dissoluzione), la biologa scopre che anche i membri delle precedenti missioni in parte sono rimasti lì, ma in un’altra forma: lo psicologo è una creatura lamentosa con un esoscheletro marrone, suo marito è un delfino, il guardiano del faro è invece diventato il cosiddetto Scriba, ovvero la miglior rappresentazione di un’entità aliena e soprannaturale che abbia mai letto. Forse, a un dio potrebbero essere rivolte parole simili, perché di essi la natura è sconosciuta e incomprensibile all’occhio e alla mente degli esseri umani. Dunque, coloro che sono tornati indietro… nella realtà sono “ospiti” e non sono più gli uomini che erano in passato.  Invasione? Non direi. Piuttosto, adattamento naturale che non dovrebbe esserci troppo estraneo come concetto. Ma fino a quanto possiamo conoscerlo, fino a quanto averne paura e rimanervi assoggettati?

Potrebbe essere un romanzo di fantascienza senza grandi novità, ma lo è grazie al tono intimo e sincero che assume e il punto di vista che adotta rispetto a un tema probabilmente inflazionato come l’invasione di una specie aliena, ovvero quello scientifico e, nello specifico, biologico.

Grande stima per la biologa, che per amore della conoscenza abbraccia l’Area X anche a rischio della sua vita, e per la psicologa, una dei migliori antagonisti della letteratura contemporanea, mentre merita un applauso l’invenzione della Torre come organismo vivente in simbiosi con lo Scriba, opposto al Faro che è diventato un cimitero.

Un saluto a tutti gli ultracorpi,

Betta La Talpa

P.S. La Trilogia è edita da Einaudi, ma vale la pena prendere ogni romanzo singolarmente anche solo per le bellissime copertine. Trilogia dell’Area X

RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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