Lunga vita al Re!

Fra i miei tanti problemi, ne ho anche uno che infastidisce spesso le persone con cui guardo la TV o vado al cinema: l’ossessione filologica. Ovvero, se in un film ambientato nel Medioevo mi si presentano elementi politically correct e storicamente sbagliati, ad esempio personaggi di alto rango o interni alla corte d’Inghilterra di Giovanni d’Angiò che sono palesemente afroamericani, oppure se un fatto storico viene riletto a uso e consumo di oggi (es. Maria la Cattolica diventa femminista), impazzisco. E sto parlando letteralmente.

Sarà probabilmente la mia formazione classicista oppure la tipica psicopatia da lettrice, ma una leggenda o un evento storico vanno rispettate in tutto per tutto. È più che giusto cercare nuove interpretazioni per svecchiare alcuni libri e tramandare grandi nomi, ma i dati sono tali perché sono prove su cui basarsi. E qui, all’istruzione che ho avuto, si aggiunge il mio rapporto con la scienza e il genere giallo. Sono praticamente insopportabile, me ne rendo conto.

Perché ho esordito così, esponendovi il mio disturbo ossessivo-compulsivo? L’ho fatto per  raccontarvi di un mio antico amore che non mi ha mai lasciato, quello per la Storia. Quando ero bambina, ho avuto il periodo archeologa/paleontologa, che però si è ridimensionato alla scoperta di certe materie che avrei dovuto studiare; ma ancora oggi, cambierei molto della mia vita per essere Indiana Jones, Carnavon&Carter o qualunque altro studioso di ciò che fu su questo mondo.  Così, limitai la mia nuova passione a leggere e guardare le avventure altrui, imparando molto su tempi passati e paesi lontani. Ricordo l’ebbrezza della lettura del Ciclo Bretone, in cui amavo tutto l’ambiente cavalleresco a tal punto che avrei voluto essere anch’io un cavaliere, piuttosto che quell’inutile Ginevra.  Da lì, le chansons de geste scoperte alle scuole medie, con la commovente morte di Rolando e la grandezza di Saladino, che mi ha aperto anche lo straordinario e drammatico periodo delle Crociate. Alle scuole superiori, poi, le ore di Epica e quelle dei primi anni erano senza dubbio le mie preferite: dalla Chanson de Roland alla Gerusalemme Liberata, dall’Orlando Furioso al nostrano Morgante, attraverso tutta l’epica inglese e le fiabe europee di mostri, maghi e cavalieri più o meno coraggiosi. Fino a oggi, con Ivanhoe, che ho finalmente preso in mano come lettura pasquale.

Perché li adoro? Nonostante la loro obsolescenza che li rende noiosi ai più, li ritengo pieni di buoni e cattivi sentimenti, ognuno più puro di quanto non sia oggi, e ogni avventura, nella sua semplicità, mi ha sempre incollato alle pagine, permettendomi di combattere e mostrare il mio valore in tempi e spazi lontani.

Mi fu anche fatto notare che una signorina solitamente non ama questo genere di romanzi e di film… beh, non vedo che grande esempio di virtù siano Ginevra o lady Rowena, rispetto a Tancredi, Saladino, Parsifal od Orlando. Piuttosto, mi schiererei dalla parte dei personaggi femminili più controversi: l’ebrea Rebecca in Ivanhoe, Clorinda e le maghe Armida e Morgana.  Anche Angelica ha il suo perché, va bene.

La mia passione però non si avvicina a quella di alcuni fan sfegatati del genere: li trovate qui Cos’è lo Sword&Sorcery .  La differenza con il mio discorso è che tali storie non attualizzano e non riflettono sulla loro applicazione nel mondo di oggi, ma si calano completamente nell’atmosfera medievale a scopo puramente d’intrattenimento.

Onore a voi,

(Sir) Betta La Talpa

P.S. I titoli principali sono sottolineati nel testo, ma aggiungo qui qualche film che potrebbe fare al caso vostro.

  • Le Crociate, di Ridley Scott (2005). Non è fedelissimo ai fatti storici, ma rappresenta molto bene il clima dell’epoca e introduce molto bene lo spettatore neofita in un tema solitamente trattato in modo molto noioso.
  • Il destino di un cavaliere, di Brian Helgeland (2001). Vi siete mai chiesti cosa volesse dire essere un ragazzo di grandi speranze e poca sostanza alla fine del ‘300? Ecco, lo scoprirete con questa divertentissima commedia che gioca con attori famosi, una colonna sonora total rock e anacronismi  che posso perdonare solo per la loro genialità.
  • Robin Hood, di Ridley Scott (2010). Perfetto sotto ogni punto di vista. Il migliore insieme, naturalmente, al cult di Mel Brooks Robin Hood: un uomo in calzamaglia (1991).
  • Merlino, di Steve Barron (1998). Un classico delle domeniche invernali. Visionario e ben costruito, si prende qualche libertà dalla leggenda di Re Artù ma è in generale ottimo.
  • Maraviglioso Boccaccio, dei Fratelli Taviani (2015). Cinque novelle dal Decameron raccontate come davanti al camino. Se avete odiato Ariosto per il vostro professore di italiano, rileggetelo dopo aver visto questo film. Maraviglioso.
  • Cartoni animati: il mondo dei cavalieri affascina soprattutto i bambini… ma anche agli adulti si consigliano dei capolavori come Robin Hood (1973), La spada nella roccia (1963) e La spada magica – Alla ricerca di Camelot (1998)

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