Mai fidarsi dei robot

Robot? Kubrick? 2001: Odissea nello spazio, scimmioni che lanciano clave e astronavi dotate di malignità umana? Macchine senzienti e androidi capaci di provare reali emozioni? Ah, ma allora stiamo parlando di … fantascienza?

Sì, avete proprio capito bene. Un genere in continua evoluzione, oggi meno di nicchia e forse meno specializzato di quanto lo fosse almeno fino agli anni ’90: infatti, è sempre un piacere vedere come sia cambiato il suo pubblico, dalle talpine come me a professori delle migliori università mondiali. Chiaramente, si parla della letteratura fantascientifica e non del genere cinematografico, che ha una storia molto diversa e un indirizzo totalmente separato.

E, ovviamente, stiamo parlando del dio supremo di questo magnifico e ancora sottovalutato genere: Isaac Asimov, russo ebreo naturalizzato statunitense che vive in anni culturalmente straordinari, dal 1920 al 1992. Un ragazzino dall’aria imbronciata ma curiosa, ama la chimica (e chimico resterà per tutta la vita) ed è prima un lettore incallito, poi uno scrittore prolifico di racconti fantascientifici sulla rivista più importante di quegli anni, <<Amazing Stories>>. Se volete dare un’occhiata a questa rivista weird e sci- fi, vi consiglio di andare al link  http://amazingstoriesmag.com.

Come ho conosciuto Asimov? Beh, nel più semplice dei modi. Alle superiori la mia media in scienze vagava tristemente tra il 2 in Chimica e il 7 in Biologia e Astronomia, merito della mia difficoltà di comprendonio di formule e numeri, ma ero dotata di una curiosità insaziabile per natura; nonostante l’accusa di stupidità da parte della mia professoressa, ero intrigata dal mondo degli scienziati e adoravo alcuni film che davano alla Tv, dove alieni e viaggi su pianeti lontani mi parevano la cosa più affascinante del mondo. Un giorno andai in libreria con mia madre e mi disse di scegliere un libro piccolino: il mio istinto mi portò davanti a Le correnti dello spazio… e mi si aprì un universo.

Asimov non è un autore facile, qui lo dico e lo metto agli atti. Malgrado abbia il pregio di spiegare le più difficili questioni scientifiche con uno stile che manco gli Angela, spinge il lettore senza esitazione in mondi di energia atomica, detonatori, pianeti sconosciuti, nuove razze aliene. Bisogna essere psicologicamente preparati a questo e il Ciclo delle Fondazioni non fa eccezione, non per niente ho avuto il coraggio di prenderlo in mano soltanto ad anni dalla mia prima lettura di fantascienza.

Il Ciclo si compone di tre romanzi che, negli anni, hanno avuto una storia editoriale controversa, in realtà piuttosto comune soprattutto nel meraviglioso mondo delle traduzioni: così , gli originali Foundation (1951), Foundation and Empire (1952) e Second Foundation (1953) sono stati prima pubblicati in Italia come Cronache della galassia, Il crollo della galassia e L’altra faccia della spirale, poi con i più adeguati Prima Fondazione, Fondazione e Impero, Seconda Fondazione. Ancora oggi può capitare di trovare lo stesso libro con due titoli diversi.

Raccontare o almeno riassumere la trama del Ciclo in questo articolo è impossibile. Per questo, tirerò solo qualche esca per cercare di accalappiarvi. La saga è fortemente politica, con ogni probabilità  il sogno proibito di George Lucas: d’altronde, Star Wars deve molto a questa trilogia, a partire dal concetto di Impero Galattico e dalle figure della Resistenza.

Unico elemento negativo o forse solo questione di abitudine è il seguente: da un capitolo all’altro passano tanti anni, quindi in poche righe incontriamo nonni e nipoti e nuove crisi, nuove fasi storiche, nuove atmosfere. Proprio per questo, si fa fatica ad affezionarsi ai personaggi (cosa per altro abbastanza comune in Asimov, a parte quei tre o quattro che tornano ciclicamente come la psicologa robotica Susan e qualche robot descritto magistralmente come il mitico Uomo Bicentenario o il tenerissimo Sonny) a parte quelli che vengono nominati più spesso: il mercante Mallow, l’intraprendente sindaco Hardin, il giovane re Lepold e suo zio Wienis, il mago Ducem Barr e l’astuto sergente Bel Riose, ma su di tutti lo psicostorico Hari Seldon, che nel corso delle pagine passa da essere uno scienziato a una figura ribelle a mo’ di William Wallace fino a ricoprire il ruolo di vero e proprio profeta. Eh sì, perché un’altra cosa molto interessante per chi magari studia antropologia, psicologia etc. è il naturale passaggio dalla Fondazione come gruppo di scienziati che lavorano in segreto all’Enciclopedia Galattica, opera omnia di tutto lo scibile universale in vista di un crollo della civiltà, all’idea della scienza come religione, dove l’atomica è sacra, le macchine sono venerate con riti speciali e gli scienziati sono chiamati con il nome di maghi. La Fondazione, per altro, non è solo un gruppo di scienziati dissidenti, ma anche un’idea molto simile a quella che sarà l’Unione Europea. Caso inquietante per la sua previsione, è che la Fondazione è destinata sin dall’inizio a morire, proprio quando l’Unione è nata alla morte dello scrittore.

Se volete scoprire una fantascienza ispirata al tempo e ai modi di Asimov per rivivere il weird degli Anni ’50 e il suo trash, vi segnalo il sito della 001 edizioni, i cui volumi più particolari si trovano soltanto in alcune librerie specializzate http://www.001edizioni.com

Un saluto vulcaniano e occhio ai cellulari,

Betta La Talpa

P.S. La bibliografia di Asimov è pressoché sterminata, ma non è difficile trovare delle buone edizioni delle sue raccolte, dal momento che ormai nuovi tipi di lettori si sono avvicinati alla sua scrittura. Personalmente, posso suggerirvi quelli che possiedo e di cui sono molto fiera:

  • Isaac Asimov, Ciclo delle Fondazioni, Oscar Fantastica, Mondadori, Milano 2017 Ciclo delle fondazioni
  • Isaac Asimov, Asimov Story. La storia e le storie introvabili di Isaac Asimov, Urania, Mondadori, Milano 1972
  • Isaac Asimov, Le correnti dello spazio, Oscar Mondadori, Milano 2011 Le correnti dello spazio
  • Isaac Asimov, Io, robot, Oscar Mondadori, Milano 2012 Io, robot
  • Isaac Asimov, Sogni di robot, Il Saggiatore Tascabili, Milano 2009 Sogni di robot

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