Pirati da…

È assolutamente normale e doveroso che un bravo lettore, di tanto in tanto, incappi in una brutta lettura. Semplicemente, inciampa in un libro che non piace affatto, capita. Sarebbe preoccupante se a qualcuno piacesse tutto! O costui non ha senso critico, oppure è di gusti troppo facili, oppure ancora è maledettamente fortunato (ma non credo). Se poi si possa lasciare la lettura incompiuta e passare ad altro o perseverare, non è questo il luogo per la discussione e autori di una certa importanza ne hanno già parlato molto meglio di quanto potrei fare io.

A me capitò l’anno scorso. Un regalo di compleanno da una carissima amica di ottimi gusti. Dal momento che ho sempre avuto una specie di feticismo per i libri ambientati sul mare, a tal punto che ne ho fatto la mia tesi di laurea triennale, lei ebbe il buon cuore di regalarmi una trilogia dedicata ai pirati, dicendomi disperata: “Ti piacciono ancora i pirati, vero?”. Assentii: “Certamente!”. Si trattava di Trilogia della pirateria di Valerio Evangelisti (Trilogia della pirateria).

Dunque è con grande difficoltà che scrivo queste righe, perché da una parte Evangelisti è uno degli scrittori più quotati d’Italia, fondatore di un magnifico sito (https://www.carmillaonline.com) e accademico di un certo spessore, ma dall’altra devo fare i conti con la mia coscienza e mentirei spudoratamente se dicessi che la trilogia mi è piaciuta.

L’ambientazione è caraibica (Tortuga, Veracruz e Cartagena sono i capitoli principali della serie) e i protagonisti sono ogni sorta di persona legata alla pirateria, dai politici di vario genere alle prostitute, dai marinai ai religiosi. Nulla da dire, tutto è storicamente verosimile e filologicamente corretto. Ma quel che non sopporto, in generale, soprattutto nei romanzi in cui vi sia un medio-alto grado di specializzazione in un certo campo, è il tono troppo didascalico: ovvero, quando l’autore spiega ogni singola mossa dei personaggi, ogni situazione, ogni momento in cui appaia un rito o un’usanza particolare. Lo stesso vale nei film.

Insomma, detesto quando l’autore è presuntuoso e si mette a un livello palesemente più alto del lettore. Conoscevo la maggior parte dei dettagli storici e sociali che appaiono lungo la trama, perciò, anche se non si smette mai di imparare e comunque repetita iuvant, mi irritava dover fare continue pause dalla storia per la lezioncina di turno. Anzi, una delle cose che apprezzo in un libro simile è, dopo la lettura, poter approfondire per conto mio, magari correndo in biblioteca o in libreria.

Non ho nemmeno simpatizzato per nessun personaggio e non vedevo l’ora che morissero tutti trucidati, bruciati vivi o annegati. Tutti tranne gli schiavi, che meritavano di fuggire piuttosto ne La Capanna dello Zio Tom che restare ancora lì, alle prese con quegli psicopatici.

La trama… sì, diciamo che non ci vuole uno sforzo sovrumano per seguire la vicenda. Il momento di gloria, a parer mio, è stato il finale del primo libro: quello davvero non me lo aspettavo, anche se lo speravo con tutte le mie forze che accadesse (no spoiler, perché questo colpo di scena vale davvero la pena).

Se vi affascinano le bende nere e volete saperne qualcosa di più sul loro conto, consiglio:

  • Pirati, Mario Monti, Odoya, Bologna, 2013 Pirati
  • Storia della pirateria, David Cordingly, Oscar Storia, Milano, 2008 (tutta l’opera di Cordingly riguarda la pirateria ed è una lettura interessante e piuttosto scorrevole)

Sventoliamo il Jolly Roger!

Betta La Talpa

RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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