Heinrich Schleimann: un entusiasta

Accusato di sperperare il proprio denaro per una sciocca ossessione, Heinrich Schliemann risponde:

Colgo volentieri l’occasione  per assicurare ai miei lettori anche che non mi dedicherò mai per interesse alla scienza, che invece amo e onoro di per se stessa. Le mie grandi collezioni di antichità trovane hanno un valore inestimabile,ma non dovranno mai essere vendute. Se non le donerò finché vivo, dopo la mia morte, in forza delle mie ultime volontà, esse dovranno andare al museo di quella nazione che soprattutto amo e stimo. Concludo esprimendo la ferma speranza che l’indagine storica col piccone e la pala, che ai nostri giorni attira l’attenzione degli studiosi e suscita curiosità di sapere e scambi di opinioni più di qualsiasi altra forma di studio, possa svilupparsi sempre più e gettare infine una chiara luce sulle oscure età preistoriche della grande stirpe ellenica. Possa questa indagine col piccone e la pala, dimostrare sempre meglio che gli avvenimenti narrati nei divini poemi omerici non sono racconti mitologici, ma si fondano su fatti reali, e possa quindi, mediante questa dimostrazione, diffondere e intensificare in tutti l’amore per il nobile studio degli splendidi classici greci e soprattutto di Omero, il sole radioso di tutte le letterature. Sottopongo ora, con tutta modestia, il resoconto dei miei lavori disinteressati al tribunale del mondo colto. Sarebbe per me la massima soddisfazione e il premio più bello che la mia ambizione possa desiderare, se si riconoscesse da parte di tutti che ho attivamente collaborato a raggiungere questo grande scopo della mia vita.

Siamo fra marzo e luglio del 1879, a Hissarlik, Turchia, nel luogo dove un tempo molto lontano, forse da non esserci nemmeno stato, sorgeva Troia, la città della più grande guerra dell’antichità. Questo è il grande dubbio della vita di Heinrich Schliemann,  tenace e sognatore commerciante tedesco che dentro di sé, nonostante i fatti della vita, è sempre stato un archeologo: Omero diceva il vero? Sì. Quindi Troia è da qualche parte non lontano dalla Grecia? Esatto, ed è proprio su un colle dell’Asia Minore. Peccato che oggi possiamo affermare che la sua scoperta non fu filologicamente corretta: si avvicinò sempre al VI strato della città, la cosiddetta Troia omerica, ma non la riconobbe mai e continuò a scavare fino al IX strato, corrispondente all’età romana.

Sicuramente gli archeologi moderni e i veri studiosi della disciplina mi malediranno per la mia smodata ammirazione per quest’uomo: appassionato, ambizioso, determinato e sì, parecchio folle. L’immagine più famosa che si trae dalla lettura lo rappresenta mentre legge la sua usuratissima copia dell’Iliade nel sito dove un tempo sorgeva la casa di Odisseo a Itaca. E per raggiungere lo scopo della sua esistenza, non si risparmia nulla per il tempo in cui vive: per conquistare la donna amata (che ovviamente si sposa con uno ricco sconosciuto, portando il povero Heinrich all’esaurimento nervoso) e farsi una reputazione per partire alla ricerca di Troia, diventa garzone, marinaio e infine commerciante di indaco, olio e cotone, costruendo un vero e proprio impero; intanto, assolda insegnanti improvvisati ed elabora un metodo tutto suo per imparare le lingue utili, quindi ne impara circa una decina e continua inesorabilmente a studiare i classici, a leggere e a prepararsi per la sua missione. Raggiunta la ricchezza, parte e grazie alla sua conoscenza delle lingue, al denaro che è in grado di spendere e a un carattere estremamente socievole e adattabile, riesce a metter su una squadra per gli scavi che lo occuperanno fino alla morte, nel 1890.

Se vi piace Indiana Jones e le avventure archeologiche, se avete sempre sognato El Dorado e se amate le grandi civiltà ma non siete così coraggiosi da mettervi alla loro ricerca, questo è un libro che fa per voi. Leggetelo, anche se vi sentite sull’orlo dell’abisso e non riuscite a uscire dal vostro blocco, se non osate tentare di realizzare i vostri sogni o semplicemente rinunciare alla sicurezza per fare ciò che amate davvero, perché la storia di quest’uomo è illuminante.

P.S. Per una storia di avventura e archeologia, condita da personaggi che sembrano usciti da un romanzo, leggetevi anche Alla ricerca dei Maya di Victor Von Hagen, con protagonisti l’avvocato newyorchese John Lloyd Stephens, improvvisato esploratore, e il disegnatore britannico Frederick Catherwood. Intanto, ecco il link dove trovare questo libro La scoperta di Troia

A presto,

Betta La Talpa

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