Il ritorno di Argo

Ieri è stato un pomeriggio autunnale perfetto, soleggiato e tiepido. E sul divano del salotto, che dà direttamente sul balcone di casa, le porte finestre aperte per far entrare l’ultimo caldo, ho finito di leggere Eccomi. È stato difficile, ma ce l’ho fatta. La Baronessa, la quale, nonostante la differenza di specie, è la mia vera compagna di vita, mi guardava con aria sonnolenta.

Penso non valga la pena criticare ogni singolo punto del romanzo. È davvero un’opera mondo, un Titano, che sbandiera le ipocrisie e le difficoltà quotidiane e storiche di una famiglia borghese americana, di uomini e donne ebree, di una nazione al collasso. La finzione del terremoto è gestita in maniera magistrale da Foer, con tanto di discorso presidenziale e dinamiche politiche che tanto, troppo e in modo drammatico, somigliano a quelle reali. Questa calamità è la goccia che fa traboccare il vaso di una vita intera: da qui, Jacob e Julia discutono sul proprio rapporto (che, grazie a uno dei flashforward migliori della letteratura di ogni tempo, sappiamo giungere pacificamente al capolinea) e sul loro ruolo di ebrei. Siamo ebrei che non praticano? Pratichiamo qualche volta e i nostri rituali sono privati ma ugualmente sacri… questo ci rende in un certo senso debitori con Israele o rimaniamo americani punto e basta? La guerra che si scatena, fino a che punto ci riguarda? Ci sono i nostri lontani parenti, laggiù, e i monumenti della nostra religione, ma cosa ci dà il dovere e non il diritto di prendere un aereo ed andare a combattere? Contro combattiamo, esattamente? A quale nazione apparteniamo, realmente?

In tale contesto, si sviluppa anche la fine di una famiglia a partire da un Bat Mitzvah non voluto ma costretto, attraverso il divorzio (con le sue conseguenze per i genitori e i figli) fino alla soppressione del cane di casa, appunto Argo. Il Bat Mitzvah è il rito che, nella confessione ebraica, segna il passaggio dall’infanzia all’età adulta. Sam, accusato di aver scritto parole oscene alla Scuola Ebraica, si rivela un osservatore acuto e dotato di senso critico nel momento in cui si prende la colpa di ciò che ha fatto e riflette sul proprio pezzo di Torah assegnatogli, ovvero quello del sacrificio di Isacco da parte di Abramo: secondo la sua lettura, si tratta di una possibilità o impossibilità di essere presente nello stesso momento per l’uomo e per Dio, poiché Abramo risponde a ogni richiamo con “Eccomi”. Dà quindi una risposta al titolo, cioè il dover scegliere per cosa combattere, per cosa essere presenti costi quel che costi. In un esaurimento generale, già in un periodo molto sensibile, la calamità naturale offre l’occasione per sottoscrivere il divorzio dei coniugi Bloch. Ciò porta a tutte le conseguenze del caso, ovvero il trasloco, la scelta di cosa portare con sé, l’organizzazione dei turni per avere i figli. In più, Foer presta grande attenzione a un personaggio solitamente inosservato, l’animale domestico, il vero angelo del focolare e spirito casalingo. Argo è un nome molto apprezzato dai padroni di cani, ovviamente per le sue ascendenze omeriche, ma qui acquista un significato particolarissimo: Jacob è l’Ulisse che non è mai andato in guerra, in quanto all’aeroporto nemmeno è salito sul volo; la vera odissea è stata tutta interna e personale e Argo è il simbolo della fine di un’epoca, così come la sua morte segna il futuro, la crescita dei ragazzi e il nuovo matrimonio di Julia, e significativamente bisogna sopprimerlo perché gli acciacchi della vecchiaia lo fanno soffrire, ma da bravo cane non molla mai.

La frase che racchiude il significato del romanzo, oltre all'”Eccomi” di Abramo, è “La vita è preziosa e io vivo nel mondo”. Sembra ed effettivamente è abbastanza semplice: la vita, comunque sia, è preziosa perché preziosi sono le esperienze che si fanno, i momenti bui e quelli felici, le persone che si incontrano, i piccoli riti di ogni giorno, i nostri oggetti che amiamo nella loro unicità; perciò, alla fin fine, la si amerà, comunque sia andata, proprio come Argo ha fatto. E la si finisce per amare malgrado il mondo sia un posto difficile, a volte incomprensibile, a volte orrendo e a volte bellissimo, ma comunque noi viviamo nel mondo e dobbiamo necessariamente fare i conti con gli ostacoli, le ingiustizie, le calamità naturali, la politica, l’amore e tutti i suoi componenti più assurdi. Non è questo ciò che rende la vita degna di essere vissuta? Ogni vita è un’avventura.

Betta La Talpa

P.S. Vi è venuta voglia di intraprendere questo viaggio? Trovate il romanzo qui Eccomi

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